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Carlin Petrini e il gusto "buono, pulito e giusto" dell’immortalità

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08.06.2026

Confesso una colpa, che forse non è nemmeno una colpa, ma una delle tante distrazioni del vivere: Carlo Petrini, Carlin per gli amici - e dovevano essere davvero molti, se alla sua morte il mondo si è messo a parlare con quella voce bassa e commossa che si riserva ai giusti - io non lo avevo mai incontrato nelle mie peregrinazioni nel mondo, reale o virtuale, e neanche sentito nominare.

Poi accade che un uomo scompaia e, insieme a lui, non scompaia nulla. Anzi. Tutto si illumini per sottrazione. Come quando da una stanza esce qualcuno che non faceva rumore e solo allora ci si accorge che reggeva il silenzio, la tavola, la finestra aperta, il pane tagliato, il senso stesso dello stare insieme.

Di Petrini hanno parlato i potenti e gli umili, i presidenti e i contadini, i cuochi e i cardinali, gli amici d’osteria e gli uomini delle istituzioni. Tutti con parole sorprendentemente simili, come se davanti a lui le differenze sociali, politiche, perfino spirituali, si fossero per un momento arrese. Visionario, costruttore, innovatore, uomo controvento. Ma forse la parola più........

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