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Addio a Vittorio Messori. Il giornalista che intervistò il papa. Suo il bestseller ‘Ipotesi su Gesù’

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05.04.2026

Aveva 84 anni. Dalla conversione al libro con Giovanni Paolo II. Il dialogo con Ratzinger .

Articolo: Morto Vittorio Messori, lo scrittore cattolico più famoso al mondo. Il primo e unico a scrivere un libro-intervista su Giovanni Paolo II

Roma, 5 aprile 2026 – La parola Vangelo significa “buona notizia“. E alla vita di Gesù, così come alle grandi questioni della fede, Vittorio Messori si è avvicinato proprio con lo spirito e l’acume del cronista che cerca notizie: convertito al cattolicesimo dopo una formazione razionalista, ha indagato a fondo, ha messo alla prova i fondamenti della fede e la figura stessa di Gesù, si è posto domande con cui ha interrogato i testi e le fonti. Andando alle radici della fede, ha trovato le ragioni per credere e ha dimostrato la coerenza storica e razionale della fede: "Oggi – diceva – non riuscirei più a ragionare da non cristiano".

Giornalista e scrittore, fra i più noti apologeti cattolici del secondo ‘900, Messori – per uno di quei segni imperscrutabili che ha esplorato per tutta la vita – è morto a 84 anni nella sua casa di Desenzano sul Garda proprio nella serata del Venerdì Santo, mentre papa Leone guidava la Via Crucis al Colosseo: nel Sabato Santo di quattro anni fa era volata via la moglie Rosanna.

Ipotesi su Gesù: la rivoluzione

Nella sua lunga carriera ha pubblicato alcuni fra i più grandi bestseller cattolici, come il “rivoluzionario“ Ipotesi su Gesù, uscito proprio cinquanta anni fa (oltre un milione di copie in Italia e traduzioni in ventidue lingue), poi con Varcare la soglia della speranza del 1994, in dialogo con Giovanni Paolo II, è stato il primo autore a realizzare un’intervista con un Papa. Già nel 1985 era uscito il suo Rapporto con la fede, un colloquio con il cardinale Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, futuro Papa Benedetto XVI.

Messori nacque nel 1941 a Sassuolo, nel modenese, ma crebbe a Torino dove la famiglia si era trasferita per fuggire dal “triangolo della morte“ emiliano. Allievo di Luigi Firpo e Norberto Bobbio, si laureò in Scienze politiche con Alessandro Galante Garrone, ma nella sua formazione laica e agnostica arrivò uno “tsunami“, come egli stesso lo ha raccontato ad Andrea Tornielli nel libro Perché credo: "Nel 1964 sentii nella mia carne l’assurdità e la disperante mancanza di senso della condizione umana di fronte alla quale i miei maestri sapevano proporre solo di assolutizzare il relativo della politica, dell’economia, della cultura".

La lettura dei Vangeli lo portò alla conversione ma soprattutto alla convinzione che fede e ragione non sono antitetiche, anzi proprio la ragione può aprire la nostra mente verso l’indicibile. "Io non cercavo Dio. È stato lui che in qualche modo, con prepotenza, ha determinato questo incontro che non avevo programmato", ha confidato. La rivelazione cristiana è divenuta il centro della sua attività intellettuale. Ci sono voluti dodici anni prima di arrivare a pubblicare Ipotesi su Gesù: quel Cristo che in alcuni ambienti veniva snobbato come un argomento da piccole donne rivelava tutta la sua forza, la sua presenza, il suo peso nella storia.

"La Chiesa deve preservare una fede sicura e salda”

Sorprendente e anche spiazzante, Vittorio Messori ha quindi percorso i nostri anni, sempre più caratterizzati da individualismo e relativismo: ha indagato sul tema della morte che spesso viene rimosso nella società secolarizzata, ha criticato una certa esegesi biblica che tende a “smontare“ i Vangeli, ha dimostrato la capacità del cattolicesimo di reggere il confronto con la modernità, anche se non sempre è stato compreso.

"La Chiesa – ricordava – deve preservare una fede sicura e salda che è il suo unico e vero patrimonio". E ha sempre ribadito la gioia di aver trovato lungo la via quelle "parole di vita eterna".

"In uno degli attuali pamphlet contro la fede, qualcuno ritrova un’assonanza fra “cristiano“ e “cretino“ – diceva ancora in Perché credo –. Il mio bilancio è diverso. Ho molto desiderato di essere un cristiano, ma non ho mai sentito questo mio desiderio come una forma di cretinismo. Al contrario. E, posso ormai dirlo, a ragion veduta".

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