Libera: “Il gioco d’azzardo fa guadagnare più della droga con meno rischi: un affare per le mafie” /
Giovanissimi e minori in Italia sono grandi consumatori di gioco d'azzardo, in crescita soprattutto quello online
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Roma, 14 marzo 2026 – Il gioco d’azzardo fa guadagnare più della droga: “Per ogni euro investito ne tornano indietro 8-9, con rischi infinitamente minori rispetto al narcotraffico che ne garantisce 6-7”. Maria Jose Fava di Libera parte da un calcolo che arriva direttamente da fiumi d’inchieste su un mondo miliardario.
Gioco d’azzardo, chi ci guadagna
Le scommesse legali sono anche un affare di Stato, superano gli 11 miliardi gli incassi dell’erario, anche superiore quello delle concessionarie. “Sui 157 miliardi giocati nel 2024 – chiarisce Fava -, 23 sono le perdite, quanto non rientra nelle tasche dei giocatori ma finisce nelle tasse statali oppure nel mondo dei giochi”.
Tutto il resto è vincita? “Viene definito così ma la realtà è diversa. Negli incontri pubblici faccio sempre questo esempio: se compro un gratta e vinci da cinque euro e mi torna indietro la stessa cifra, ho la sensazione di avere vinto ma in realtà ho soltanto ripreso quanto ho giocato. Pochissimi, in percentuali bassissime, riescono a vincere davvero”.
Quindi “quello che perdono i giocatori da una parte va allo Stato, e dall’altra a tutti i soggetti del settore, dalla concessionaria al bar con le macchinette, insomma alla filiera, alla fine è quella che ci guadagna di più. Il giocatore invece ci perde sempre, facendo anche calcoli statistici al massimo riesce a riprendersi quel che ha giocato, il guadagno vero è rarissimo”.
Il dossier di Libera, “Azzardomafie”, documenta il protagonismo dei clan. “Le organizzazioni criminali sono sicuramente tra i soggetti molto interessati al gioco d’azzardo – conferma Maria Jose Fava -. La prima cosa che fanno è guadagnarci. Sembrerà strano ma si fanno più soldi che con la droga, per ogni euro investito ne arrivano 8-9, con il narcotraffico invece 6-7. E sono molto minori i rischi, perché una cosa è una pena legata al narcotraffico, altra cosa è una sanzione amministrativa per spegnere una macchinetta”.
A questo link i numeri del dossier Libera, Azzardomafie
Dal guadagno al riciclo
Non solo, osserva Maria Jose Fava: “Le organizzazioni criminali hanno anche bisogno di riciclare, così sfruttano soprattutto il gioco d’azzardo legale. Uno dei motivi per cui abbiamo fatto il dossier è proprio questo. Certo, usano ancora il circuito illegale, le bische clandestine. Ma hanno bisogno soprattutto dell’altro. Per questo non prevedere regole più precise lascia praterie per il crimine”.
Nel dossier Libera sono mappate, a colpi di inchieste giudiziarie, 147 clan in tutta Italia dediti al gioco d’azzardo. Cosa nostra, camorra, Sacra corona unita, ‘ndrangheta. C’è moltissimo il Sud “ma ci sono anche regioni come Piemonte e Liguria. E queste 147 organizzazioni sono solo la punta di un iceberg”.
Le Regioni vogliono una parte dei proventi
Con questa premessa, che cosa pensa della richiesta avanzata dalla Regioni, avere una parte dei proventi del gioco legale? “Noi non siamo assolutamente d’accordo, questo elemento è stato inserito nella Finanziaria. Quei soldi, si dice, possono essere usati per scopi benefici. Vero, l’erario ha un guadagno che può utilizzare per vari bisogni. Ma dall’altra parte nessuno considera quali sono i i costi sociali, sanitari, politici e culturali connessi al gioco d’azzardo. Quante cose avremmo potuto fare con i 157 miliardi giocati nel 2024?”.
Il conto sociale del gioco d’azzardo
Libera ha calcolato che ogni giocatore patologico – categoria che in Italia sfiora i tre milioni - rovina la vita ad altre sette persone della sua cerchia familiare. Ma sono numeri in difetto perché spesso chi ha più problemi “non chiede aiuto perché c’è vergogna. C’è la non accettazione di quello che si sta vivendo. Mi colpiscono le testimonianze di tanti operatori commerciali negli incontri sul gioco d’azzardo. Dicono: il problema riguarda anche noi. Perché se una persona si gioca tutta la pensione alle macchinette poi non viene a comprare le scarpe, i vestiti. Il dramma riguarda davvero tutti”.
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