Autovelox, perché a Napoli sono stati sospesi i controlli. Cosa succede ora in tutta Italia?
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Roma, 8 marzo 2026 - Autovelox non omologati: il prefetto di Napoli Michele di Bari (ultimo caso) sposa la linea della Cassazione e congela i dispositivi per il controllo della velocità. Il nodo: la mancata omologazione. Mentre è legata alla pubblicazione del nuovo decreto prefettizio la decisione del collega di Torino di ‘spegnere’ un dispositivo.
Pasticcio autovelox: Napoli sospende quelli fissi
Ma il caso di Napoli è destinato a fare scuola? Dai primi di marzo tra città e provincia sono stati sospesi i decreti che autorizzavano i controlli di 67 strumenti fissi. Michele di Bari nel suo provvedimento mette in fila con chiarezza problemi e obiettivi. “Al fine di garantire la piena conformità e legittimità dei dispositivi attualmente autorizzati, si rende necessario verificarne la conformità ai nuovi criteri tecnici e operativi”, è la premessa. Il prefetto considera quindi “necessario, al fine di garantire la legalità dell’azione amministrativa, la certezza degli accertamenti delle infrazioni al codice della strada e la tutela degli utenti della strada, sospendere i decreti prefettizi sopra richiamati, nelle more dell’adozione delle disposizioni attuative relative all’omologazione dei misuratori di velocità e alla conformità tecnica di ciascun dispositivo”.
Luigi Vingiani (giudici di pace) e la responsabilità erariale
Ma ora cosa dobbiamo prevedere? Luigi Vingiani, avvocato e segretario nazionale della Confederazione giudici di pace, osserva: “Se il prefetto ha firmato un provvedimento giusto, dovremmo domandarci perché non lo seguono anche gli altri”. E la risposta a questa domanda qual è? “Credo che Napoli sia l’apripista, probabilmente ci sono stati molti ricorsi accolti. Per questo la prefettura ha fatto bene, per evitare aggravi di spesa a carico dell’erario, a sospendere il funzionamento degli autovelox. Lo dovrebbero fare anche gli altri. Questa vicenda in qualche modo si deve chiarire. C’è un tema di responsabilità erariale. Mantenere in servizio autovelox che non sono legittimi, produce un danno per l’erario e per i ricorsi che vengono accolti. Ingiusto anche applicare la multa agli automobilisti ignari, quindi pagano per una sanzione che non doveva essere comminata. Quindi c’è un doppio errore”.
Autovelox e sicurezza stradale
Proprio mentre il prefetto di Napoli congelava i velox, i sindaci della Romea lanciavano un appello per riaverli attivi, legando la presenza degli strumenti alla sicurezza stradale. Ma Vingiani obietta: “La sicurezza va garantita con strumenti legali, non possiamo combattere l’illegalità con dispositivi che non sono a norma. Non dimentichiamo che lo strumento viene usato in alcuni comuni per fare cassa”.
Il parere di Giorgio Marcon
Giorgio Marcon, consulente tecnico del Centro tutela legale, ormai da anni (per molto tempo lo ha fatto in solitudine) spiega che “lo strumento è irregolare. La legalizzazione è a carico del Mimit (Ministero delle imprese e del made in Italy). E attraverso quel passaggio si possono verificare tutte le caratteristiche tecniche. Perché gli strumenti di misura sono soggetti ad alterazione per inquinamento ambientale, contano umidità e pressione atmosferica. Anche per questo il codice della strada prevede una tolleranza del 5% per errore strumentale. Ma non è mai stato verificato se quella soglia è sufficiente”. Ora, per Marcon, “tutti i prefetti d’Italia dovrebbero bloccare gli autovelox, che sono illegittimi. La sicurezza stradale? Non si fa con gli autovelox ma con i piani di sicurezza urbana. Si fa con le pattuglie sulle strade e con i controlli”.
La strategia di Matteo Salvini
Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini a maggio 2024 ha firmato un decreto che l’Italia attendeva dal 2010. Da giugno 2025 sono entrate in vigore le nuove regole. Tra i punti chiave, vincolanti: il requisito dell’omologazione e il parere del prefetto prima dell’installazione. E si è conclusa di recente la mappa degli apparecchi considerati legali, secondo il Mit vanno considerati a norma tutti i dispositivi approvati dal 2017 in poi. Distinguo che viene però contestato dai periti.
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