“Il Vajont mi ha tolto tutto ma ho scelto di non odiare”. La storia di Viviana Vazza, orfana della strage /
Longarone (Belluno), 21 febbraio 2026 - Giustizia non è stata fatta sulla strage del Vajont, ripete oggi Viviana Vazza, che a 16 anni è rimasta orfana e ha perso i genitori, la sorellina, i nonni, i parenti più stretti. Si è salvata perché era in collegio a Belluno e ha cercato di rinascere da quel senso di colpa, “perché io sì?”.
“Buco mafioso e di potere, esasperazione per noi superstiti perché non abbiamo mai avuto giustizia”. Alla fine sono stati condannati due tecnici, 8 anni e 8 mesi in tutto, sei condonati.
I risarcimenti del Vajont
“Hanno pagato i cadaveri e c’è stata la transazione, con quella è stato cancellato ogni diritto. Ci hanno detto: tu prendi questi soldi e vengono cancellati danni morali e psicologici. Non abbiamo avuto nessun aiuto, nessun campanello al quale suonare”. La voce trasmette un dolore che non passa, sofferenza e indignazione. “Siamo stati lasciati soli, tu hai il tuo tutore, tu combatti per il risarcimento”.
Come orfana del Vajont, “mi hanno ha dato un lavoro in tribunale. Ho seguito il processo ma poi dopo è stato spostato all’Aquila”.
Come ci si riconcilia con lo Stato
Dopo una strage di questa dimensione, come ci si riconcilia con le istituzioni? “Sono tanti i passaggi da affrontare – confida Viviana Vazza -. C’è la riconciliazione dei nostri affetti, quella di me bambina, quella dei nostri amori e delle nostre famiglie, di far pace con te stessa, perché tutto ti è stata strappato e le emozioni sono state sospese, anche la tua fanciullezza. E riconciliazione con chi sapeva e non ha fatto nulla, questo è stato un percorso enorme. Per avere un po’ di pace, non dico perdonare, ma per vivere e accettare quello che è successo. La riconciliazione con lo Stato? Ma era complice di questa sciagura”.
I sentimenti degli scampati
“Non ci aspettavamo niente, ci vergognavano di dire subito di essere rimasti soli, di essere orfani senza nessuno. Quando sei giovane e ti è stato portato via tutto non hai la carica di una leonessa, sei succube di tutto e ti lasci anche manipolare”. Ma oggi come vive la strage, a distanza di 63 anni? “Ho cercato di fare pace – confessa l’artista -, penso con amore, questo mi aiuta molto. Ho fatto il lavoro non semplice su me stessa. Pace soprattutto nella fede. Devi scegliere, o lottare o ritrovare te stessa. O il male o il bene. Perché se lotti con te stessa hai il male e vivi male. Ho scelto di pensare con amore a questa sciagura. Non potrò mai dimenticare. Conosco bene le mie emozioni”.
I libri sulla strage del Vajont
Il disastro raccontato nei libri. Viviana Vazza aveva già firmato ‘Le scarpette di vernice nera’, la Via Crucis di un dramma. Poi ho scritto ‘Carezze alla memoria’, in copertina c’è un bucaneve, il fiore che sa superare il gelo. Non odi più la memoria. Volevo portare alla luce che Longarone aveva la sua storia, non si era fermato con il disastro di quella notte”.
