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Klitschko, il sindaco pugile di Kiev: “Sotto le bombe a meno 30 gradi, ma non siamo al tappeto. Putin ha sbagliato i conti”

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21.03.2026

Il sindaco di Kiev, l'ex pugile Vitaliy Klitschko (foto Gianluca Moggi/ NewPressPhoto)

Articolo: Il ‘siero della verità’ iniettato al vigilantes ucraino. Pesanti ombre sugli 007 di Orbàn: “Metodi russi”

Firenze – Vitaly Klitschko ha la tenacia dei lottatori e l’esperienza di gestire attacchi e pressioni. Qualità che gli sono tornate utili, prima sul ring e poi da sindaco di Kiev, dove governa da quattro anni sotto le bombe. I suoi due metri di stazza spiccano a Palazzo Vecchio a Firenze, dove dalla sindaca Sara Funaro ha ricevuto le chiavi della città.

L’attenzione del mondo si è spostata sulla guerra in Iran, ma gli attacchi russi continuano. Qual è la situazione attuale in Ucraina e a Kiev?

“È stabilizzata. Fortuna che l’inverno è finito: è stato il più rigido della nostra storia, con temperature che hanno raggiunto i -30 gradi. Con le infrastrutture distrutte abbiamo dovuto ricostruire tutto da zero per fornire i servizi ai nostri cittadini. Ora abbiamo un deficit di energia, elettricità e riscaldamento: con il clima più favorevole speriamo di stabilizzare la situazione”.

Secondo le Nazioni Unite, sono oltre 58mila le vittime civili ucraine dal 2022 a oggi…

“Io lo chiamo genocidio. Putin ha sempre dichiarato che l’obiettivo della sua guerra era militare. Qual è allora la ragione per distruggere la vita di migliaia di persone? Bambini, donne, anziani. Putin vuole spingere gli ucraini a lasciare la propria patria, ha bisogno di territori. Noi no, ma non vogliamo cedergli i nostri”.

Quanto è importante l’aiuto dell’Italia e degli altri alleati?

“Fondamentale. Senza i nostri partner non potremmo sopravvivere. Apprezziamo moltissimo e non dimenticheremo mai il loro contributo: dall’accoglienza dei rifugiati, agli aiuti umanitari, al sostegno politico”.

Come è cambiata Kiev in questi quattro anni di guerra?

“La vita è cambiata completamente. Kiev era, ed è tuttora, il principale obiettivo dei russi. È la città più grande dell’Europa orientale con tre milioni e mezzo di abitanti. Ma tutto ciò che sta accadendo ha comportato un cambiamento nella demografia e negli stili di vita”.

Cosa significa essere sindaco sotto le bombe?

“Ho la responsabilità di fornire servizi ai nostri cittadini. Siamo responsabili dell’economia, perché Kiev è il cuore del Paese. Durante la guerra, più di 2mila appartamenti ed edifici sono stati distrutti. In questo momento la priorità è la sicurezza. Ed è per questo che la difesa aerea riveste un ruolo cruciale in città”.

Trump ha detto che Zelensky dovrebbe concludere l’accordo con Putin: la Russia vuole davvero fermare la guerra?

“Solo una persona può fermare questa guerra, la stessa che l’ha iniziata. Ma Putin non vuole farlo. Tutti devono capire il motivo di questa guerra insensata. Siamo ucraini, vogliamo far parte di un mondo democratico e della grande famiglia europea. Putin non lo accetterà mai: vede l’Ucraina come parte dell’impero russo”.

Si trova in linea con la strategia negoziale di Zelensky?

“La politica negoziale ha molti aspetti ma abbiamo bisogno di pace a lungo termine, non si tratta solo di fermare le battaglie. Abbiamo bisogno di garanzie: la nostra indipendenza, l’integrità territoriale. Putin non è d’accordo. Ed è per questo che non abbiamo altra scelta: dobbiamo combattere, essere forti politicamente ed economicamente. Dobbiamo fare di tutto per portare il presidente Trump dalla nostra parte: gli Usa svolgono un ruolo molto importante per esercitare pressione sulla Russia. Da soli sarà difficile se non impossibile”.

Da ex pugile: qual è la strategia di Putin? Colpire per primi e costringere alla difesa o sfiancare l’avversario?

“Putin pensava che l’Ucraina sarebbe andata al tappeto dopo un paio di giorni. Gli ucraini hanno sorpreso il mondo e lo stesso Putin che ora cerca di dissimulare la sconfitta e salvare la faccia più che fermare la guerra”.

Un messaggio per i leader europei?

“L’Ucraina è il paese più grande d’Europa. E dalla sua stabilità dipende l’equilibrio dell’intera regione. Facendo una metafora con la mia carriera pugilistica (apre plasticamente la mano ndr): ogni dito è forte, ma se li uniamo in un pugno saranno ancora più forti”.

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