Caso Luca Spada, la possibile prima vittima: “Mirella era malata e sola, anche il figlio non c’è più”
Luca Spada, 27enne autista soccorritore della Croce Rossa di Forlimpopoli Bertinoro indagato per alcune morti sospette. Nei quadrati Francesco Branchetti responsabile della Caritas di Meldola, e Mirella Montanari, morta il 24 febbraio 2025
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Forlì, 20 aprile 2026 – Tra le sei morti sospette di anziani in ambulanza per le quali è indagato Luca Spada (27enne autista soccorritore della Croce Rossa di Forlimpopoli Bertinoro), c’è una storia di tragedia, povertà e solitudine: è quella di Mirella Montanari, 77 anni, deceduta il 24 febbraio a Meldola. Sarebbe la prima delle presunte vittime di Spada. Vedova, è morto anche suo figlio: allora è Francesco Branchetti, responsabile della Caritas meldolese, a ricostruire la storia dell’anziana (senza, lo premette, entrare nelle questioni giudiziarie).
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Branchetti, chi era Mirella Montanari?
“Una donna buona, molto sfortunata, ma riconoscente”.
Quando l’ha conosciuta?
“Un mercoledì è arrivata al Punto di ascolto della Caritas di via Giordano Bruno 25 a chiedere un aiuto. Era stata colpita da paresi ma era in grado ancora di parlare e di farsi abbastanza capire: aveva svolto un periodo di riabilitazione in una struttura del Riminese, a Viserba. Dopo aver ascoltato la sua storia l’abbiamo inserita in collaborazione con i servizi sociali del Comune nell’elenco delle persone da aiutare”.
“Ogni 15 giorni le portavo nella casa al Gualdo, dove viveva in affitto, i pacchi alimentari. Oppure la aiutavamo a pagare le bollette o con piccoli prestiti. Quando era in grado ci restituiva parte delle cifre ricevute. Negli ultimi anni, quando le condizioni di salute erano peggiorate, non riusciva più a pagare l’affitto: aveva un appartamentino di edilizia popolare in via Castellucci”.
Era una donna povera e malata. Era anche sola?
“Purtroppo sì. Una donna che aveva bisogno di affetto, si aggrappava a brandelli di affetto. Il marito Gualtiero era un malato oncologico e, quando la incontrammo, era deceduto da poco. I suoi amici erano rimasti i 5 cani, le sole creature che le mostravano affetto”.
Aveva però un figlio, Luca.
“Sì, ma a sua volta era in difficoltà: senza fissa dimora, faceva piccoli lavoretti precari e chiedeva soldi alla madre”.
Lei che ha conosciuto bene Mirella, riavvolga il nastro della sua vita, sulla base di ciò che lei stessa le ha raccontato: che lavoro faceva?
“Verso la fine degli anni ‘60-inizi ‘70, lei era segretaria d’azienda: conosceva bene la lingua inglese e aveva scelto di emigrare a cercare lavoro. In Inghilterra si era innamorata ed era rimasta incinta. Il padre, però, non aveva riconosciuto Luca. Così Mirella era stata costretta a tornare in Italia”.
Cosa ricorda della sua morte?
“Mirella è morta il 24 febbraio, il 27 si è svolto il funerale. Quel giorno eravamo solo in quattro ad accompagnare la bara: io, mio fratello Rudi anche lui impegnato nella Caritas, il parroco di Meldola don Enrico Casadio e il figlio Luca che aveva organizzato tutto. Mirella è stata cremata. Noi della Caritas ci siamo dovuti accollare tutta la spesa per le esequie”.
Non esistono dei famigliari?
“No, pochi mesi dopo la morte di Mirella, il figlio Luca è stato colpito da infarto ed è deceduto a soli 50 anni. Ci siamo occupati, grazie ai tanti volontari della Caritas, delle pulizie, delle riparazioni e del trasloco dell’appartamento”.
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