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Cuore di ghiaccio al piccolo Domenico, l’audio del primario: “Avevo detto che era ancora operabile? Solo per disperazione”

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25.02.2026

Napoli – Due mesi di rabbia tenuta a bada. Poi, la decisione di trasformarla in azione. Patrizia Mercolino, la mamma del piccolo Domenico Caliendo — il bambino di due anni morto all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore fallito — arriva in Procura accompagnata dal suo avvocato Francesco Petruzzi per farsi ascoltare dal pm Giuseppe Tittaferrante e depositare un documento che, nelle sue intenzioni, potrebbe accelerare il corso delle indagini.

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Si tratta di un audio whatsapp, in cui si sente chiaramente la voce del cardiochirurgo, Guido Oppido, che ha eseguito il trapianto sul piccolo Domenico. Il contenuto della registrazione, riferito da Patrizia, è tanto breve quanto dirompente. Il breve colloquio si svolge la sera in cui l’Heart Team chiude la porta alla speranza di un nuovo trapianto. A questo punto la madre chiede spiegazioni a Oppido: come mai fino a poche ore prima considerava il bambino trapiantabile, mentre improvvisamente la valutazione è radicalmente mutata? La risposta del chirurgo, catturata nella chat vocale, è laconica: «Il bimbo non è più operabile, se il giorno prima avevo detto che c’era la possibilità di operare l’ho detto solo per disperazione, ma senza riferimenti scientifici e medici».

Una frase che per la difesa della famiglia solleva interrogativi inquietanti su cosa sapessero i medici e quando. Mentre la madre consegna ai magistrati la sua prova, la macchina giudiziaria si prepara a uno snodo tecnico cruciale. Giovedì la Procura di Napoli conferirà l’incarico ai tecnici informatici che si occuperanno della copia forense dei telefonini sequestrati agli indagati: sei medici e una dirigente dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, la struttura a cui afferisce il Monaldi.

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L’obiettivo dell’analisi è ricostruire la catena di comunicazioni avvenute prima, durante e dopo il trapianto del 23 dicembre. Gli inquirenti cercano messaggi scritti e vocali, chiamate e qualsiasi altra traccia digitale che possa rispondere a una domanda fondamentale: chi sapeva cosa, e quando? In particolare, si punta a verificare quali conversazioni ci siano state nell’arco temporale antecedente il trapianto e nelle ore immediatamente successive, quando, secondo l’accusa, le informazioni cruciali sulla reale condizione dell’organo trapiantato sarebbero state omesse o ritardate.

Il pm Tittaferrante ha già aperto un fascicolo per omicidio colposo, ma è l’ipotesi di insabbiamento deliberato quella che l’avvocato Petruzzi continua a mettere al centro del suo attacco. «Qua c’è stato un tentativo di occultamento». Accuse gravi che Petruzzi dice di essere pronto a sostenere in ogni sede competente. In questa vicenda c’è anche un capitolo che porta lontano da Napol fino alle Alpi, e che sta suscitando uno scontro a distanza, senza risparmio di colpi bassi.

Il giallo della cartella clinica del piccolo Domenico

Il cuore trapiantato a Domenico proveniva da Bolzano, un coinvolgimento che l’assessore provinciale alla Salute Hubert Messner, ex primario di Neonatologia, nega decisamente, scaricando ogni responsabilità sul personale medico napoletano. «Il ghiaccio è stato richiesto dal team di Napoli; chi alla fine lo ha fornito non ha nessuna importanza». Gli altoatesini, almeno per ora, si considerano fuori dalla storia. Ma non è detto che lo resteranno visto che ieri i Nas di Trento e gli 007 del Ministero della Salute si sono recati all’ospedale San Maurizio al fine di dare un nome a chi abbia inserito il ghiaccio secco nel contenitore per il trasporto dell’organo, facendolo ‘bruciare’. Il Monaldi: «Accertare questo è determinante».


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