Guerra in Iran, missili verso Israele. E Tel Aviv uccide tre giornalisti
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Roma, 29 marzo 2026 – La guerra in Iran arriva al suo primo mese di durata e gli esiti, oltre a essere incerti, non fanno certo pensare a una conclusione nel breve termine. Gli Houthi dello Yemen sono ufficialmente entrati nel conflitto, Israele continua ad accanirsi contro il Libano e ieri sono anche stati uccisi tre giornalisti in un raid dell’Idf. Il vicepresidente Usa, JD Vance, dichiara che gli obiettivi sono stati quasi tutti raggiunti e il Segretario di Stato, Marco Rubio, ha sottolineato che il conflitto non durerà mesi. Ma i negoziati – ammessi ieri da Teheran per la prima volta – sono ancora nella fase iniziale e ieri le Forze di Mobilitazione Popolare (PMF), una milizia paramilitare sciita, ha bombardato la casa del presidente iracheno, Nechirvan Barzani, che è rimasto illeso.
Ieri mattina all’alba, gli Houthi, gruppo paramilitare finanziato dall’Iran, hanno lanciato un missile contro Israele che è caduto nella zona di Beersheba e del Negev. Si tratta del primo attacco dall’inizio della guerra. Le difese aree israeliane sono state attivate subito e non ci sono state vittime. Ma gli Houthi hanno rivendicato subito l’attacco e uno degli alti esponenti del gruppo, Mohammad Mansour, ha affermato che stanno entrando nel conflitto gradualmente. Non solo la milizia ha anche dichiarato che sta valutando di chiudere lo stretto di Bab el-Mandeb, attraverso cui transita normalmente circa un ottavo del commercio mondiale. Se dovessero prendere questa decisione, la crisi energetica in corso si aggraverebbe ulteriormente.
Gli Usa, oltre che il conflitto, devono gestire anche la furia del loro unico alleato, ossia Israele. Lo Stato ebraico, da un mese si sta accanendo contro l’Iran, ma anche contro il Libano, nella speranza di chiudere i conti con Hezbollah, movimento islamista sciita e proxy di Teheran che opera nel Paese dei Cedri. Ieri è tornato a colpire il sud, uccidendo tre giornalisti della tv libanese Al-Mayadeeni: Ali Shoaib, che lavorava per la tv di Hezbollah, Al Manar, Fatima Ftouni e suo fratello Mohammed Ftouni, che lavoravano i per la tv araba Al Mayadeen. I tre erano in auto a sud-est di Beirut quando sono stati colpiti da un drone. Le forze armate israeliane sostengono che Shoaib lavorasse per l’intelligence di Hezbollah, ma non ha fornito prove.
Tel Aviv ha iniziato a colpire indistintamente obiettivi strategici in Iran, come la centrale di Bushehr ma anche civili come un impianto idrico nel Khuzestan o l’Università di scienza e tecnologia della capitale.
Il dato più preoccupante per gli Usa è che la capacità balistica degli ayatollah non si è ancora esaurita. Teheran ha colpito venerdì con 29 droni e sei missili la base di Prince Sultan, ferendo almeno 12 soldati americani, di cui due in maniera grave. Danneggiato anche un aereo sentinella E-3 Sentry.
Ieri Teheran ha poi annunciato di avere colpito due obbiettivi a Dubai in cui si trovavano 500 americani e che vi sono numerose vittime, anche fra gli americani. In Kuwait i porti di Mubarak Al Kabeer e Shuwaikh sono stati danneggiati da attacchi di droni e missili nelle ultime 24 ore. Preoccupa anche la situazione in Iraq, dove ieri ieri le Forze di Mobilitazione Popolare (PMF), una milizia paramilitare sciita, ha bombardato la casa del presidente iracheno, Nechirvan Barzani (l’attacco è stato poi condannato dai Pasdaran iraniani). Attacchi da gruppi filoiraniani anche in Giordania. Secondo il Wall Street Journal, poi, sui cieli dell’Arabia Saudita sarebbe stato colpito un importante aereo sentinella USA.
Le incognite di Trump
Il presidente americano, Donald Trump ha dichiarato che ci sono ancora 3.554 obiettivi da colpire. Le incognite sulla guerra, però, sono tante, a iniziare dal fatto che l’arsenale di Israele si sta assottigliando e l’Iran non sembra demordere. Due giorni fa nella regione sono arrivati sulla nave Uss Tripoli 3.500 militari, dei quali 2.500, insieme con veicoli da trasporto e combattimento, tutti particolari che farebbero pensare a un intervento di terra. Nello stesso tempo, il tycoon è tornato a lamentarsi della Nato, spiegando che, a causa del suo mancato sostegno nella guerra contro l’Iran, potrebbe decidere di ritirarsi dall’Alleanza Atlantica. Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian ha elogiato gli sforzi di mediazione, compiuti dal Pakistan. Domani, a Islamabad, ci sarà un incontro organizzato dal Pakistan “per consultazioni” con i ministri degli Esteri di Arabia Saudita, Turchia ed Egitto.
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