La nuova ricostruzione e la possibile richiesta di revisione: cosa succede /
Da sinistra Andrea Sempio, Chiara Poggi e Alberto Stasi
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Garlasco, 25 aprile 2026 – Non è più tempo di ipotesi: per i pm il nuovo mosaico del caso Garlasco è quasi completo. Mentre si aspetta la conclusione formale delle indagini, la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni e il procuratore di Pavia Fabio Napoleone si incontrano lontano dalle telecamere e fuori da Palazzo di Giustizia.
Un vertice che dura quasi un’ora nel quale Napoleone aggiorna la procuratrice sulle indagini per l’omicidio di Chiara Poggi riaperte nel gennaio 2025 (i termini scadono a luglio, ma la chiusura sarebbe già prevista entro la fine di maggio) e che si sono focalizzate sull’amico del fratello della vittima, Andrea Sempio. Per quel delitto è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione Alberto Stasi, il fidanzato di Chiara, che sta finendo di scontare la pena.
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Il motivo della ‘visita’ di Napoleone a Nanni riguarda proprio Stasi. Il nuovo scenario ipotizzato dagli inquirenti pavesi vedrebbe infatti Sempio indagato per omicidio volontario in concorso, ma con un elemento di rottura: la figura di Stasi finirebbe per uscire di scena.
Una ricostruzione che crea, quindi, un cortocircuito giuridico e che potrebbe portare a una revisione della sentenza che ha condannato il fidanzato di Chiara. Ma la revisione di un processo, per legge, non può essere chiesta dalla procura ordinaria: può venire dalla difesa dell’imputato (nel caso di Stasi questa richiesta era già avvenuta in passato) e, appunto, dalla procura generale.
Da qui l’incontro tra Napoleone e Nanni. La procuratrice, però, prende tempo: “Non sarà un lavoro né facile né veloce”, spiega dal suo ufficio, di ritorno dall’incontro al quale ha partecipato anche l’avvocata generale Lucilla Tontodonati. “Tra un paio di settimane il procuratore di Pavia manderà al nostro ufficio un’informativa su quello che è stato fatto e valuteremo se chiedere ulteriori atti ai fini di un’eventuale revisione. Non possiamo sbilanciarci in alcun modo e fare nessun’altra dichiarazione prima di ricevere le carte e studiare, il che richiederà un esame attento” aggiunge.
L’informativa è “un atto doveroso” nei rapporti tra procura generale e ordinaria. Dopo lo studio delle carte, un’eventuale richiesta di revisione dovrà essere inviata alla Corte d’Appello e alla Procura Generale di Brescia. Anche se i pm di Pavia non dovessero procedere, dopo la chiusura formale delle indagini, con la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Sempio, l’iter di revisione della condanna di Stasi potrebbe comunque fare il suo corso.
Una vicenda intricata
Un percorso che si è preannunciato accidentato fin dalla richiesta di riapertura delle indagini, basata sul Dna sulle unghie della vittima, misto ma parzialmente riconducibile all’indagato e oggetto dell’incidente probatorio, chiuso lo scorso 18 dicembre, con la perizia della genetista Denise Albani che non ha sciolto tutti i dubbi sulla possibilità di attribuzione.
Come è contestata, dalle consulenze di parte dell’indagato e della famiglia della vittima, l’attribuzione dell’impronta palmare 33, che per i consulenti della Procura è invece di Sempio. Gli altri atti in possesso della Procura di Pavia, al momento ancora non svelati, come la ricostruzione della scena del crimine del Ris di Cagliari e la consulenza dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, porterebbero dei ‘nuovi elementi’ utili non solo all’indagine contro Sempio ma in contrasto con la sentenza di condanna, come l’orario posticipato dell’aggressione che si collocherebbe quando Stasi era al computer di casa.
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