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Un anno senza Francesco. Semeraro: “Santo? Non lo vorrebbe. Ci manca il suo linguaggio incisivo”

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Papa Francesco in una delle ultime foto (Ansa)

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Città del Vaticano, 20 aprile 2026 – Dal terzo piano del Palazzo delle Congregazioni lo sguardo si perde lungo la facciata della basilica di San Pietro, lo si rincorre sotto il colonnato del Bernini per riacciuffarlo all’ombra delle statue severe del primo vescovo di Roma e dell’apostolo delle genti, Paolo. Santi, come potrebbe essere proclamato un giorno Bergoglio di cui si celebra il primo anniversario dalla morte? “No, no, lui non lo vorrebbe, gli faremmo un torto”, ride di gusto il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei santi dove si vagliano i candidati a salire agli onori degli altari. L’ex vescovo di Albano nel 2013 era in mezzo ai due Papi, Francesco e Benedetto XVI, nel loro primo, storico incontro all’eliporto di Castel Gandolfo. “Joseph Ratzinger aveva voluto che l’accompagnassi – ricorda –, mi presentò al successore. E lui, Bergoglio, lo spiazzò: “Santità, guardi che non mi è nuovo: conosco Marcello dal 2001, quando era segretario speciale al Sinodo”.

Che cosa manca oggi di Francesco?

“Un linguaggio molto incisivo e ricco di immagini, accompagnato da una spinta costante verso la dimensione missionaria. In altre parole, il suo richiamo all’estroversione della Chiesa ”.

In Leone XIV ravvisa più continuità o discontinuità?

“Solo un cambiamento di stile. E questo è molto importante visto che sul contenuto, nonostante continuino ad evidenziare certi aspetti esteriori di Bergoglio, si coglie una forte coincidenza fra i due. Anzi, per alcuni aspetti parlerei di un arricchimento dettato dall’esperienza pastorale più complessa di Prevost”.

Francesco avrebbe reagito a Trump diversamente rispetto all’approccio fermo e diplomatico di Leone XIV?

“Non lo sappiamo. Tuttavia è vero che ci abituò a non avere peli sulla lingua, anche perché, rispetto al successore, conosceva direttamente l’italiano e le sue sfumature più colloquiali. Mentre rispondo ho nelle orecchie, visto che nell’occasione ero seduto in aereo sul volo di ritorno dal viaggio in Belgio, le sue parole ai giornalisti sui medici che praticano l’aborto. Usò toni molto forti e violenti, sicuramente poco diplomatici”.

Come Santa Sede vi aspettate delle scuse dagli Usa?

“Su questo punto è al lavoro la diplomazia sotterranea vaticana. Attorno a sé Trump ha dei collaboratori che possono consigliarlo a marcare più i punti di contatto che le divergenze”.

Sono gli stessi che, a ogni decisione importante di Trump, lo toccano in estasi e pregano assieme a lui.

“Dio non può essere invocato per sostenere delle scelte già fatte a prescindere da lui. L’evangelismo non è esattamente il cristianesimo del Vangelo di Gesù e certe sue forme esteriori, come quelle dello Studio Ovale, rispondono a concezioni di sapore teocratico”.

Quando incontrò Bergoglio l’ultima volta?

“Mi contattò la Prefettura della Casa pontificia otto giorni prima che morisse. Voleva vedermi. Rimasi molto colpito dalla sua difficoltà di respirare e parlare, uscii dall’incontro un po’ scoraggiato, ma non pensavo morisse di lì a poco”.

Ricorda come la congedò?

“Come sempre, con il suo tipico “Fai il bravo“”.

Bergoglio si è speso troppo per la Chiesa?

“Un giorno gli chiesi: “Santità, perché non va un po’ a Castel Gandolfo a trascorrere qualche giorno di ferie?“. Lui mi guardò un po’ stupito e rispose: “Marcello, non le ho mai fatte prima, perché dovrei iniziare adesso?”.

A Castel Gandolfo ci va ogni martedì Prevost...

“Ognuno ha il suo approccio, Leone XIV come Wojtyla è uno sportivo. Anche Francesco il martedì staccava la spina. Si sottoponeva alla fisioterapia”.

Quali sono i documenti principali scritti da papa Francesco?

“Sicuramente Evangelii Gaudium, il suo manifesto programmatico, che Leone XIV sta approfondendo con noi cardinali e che si pone in continuità con la Evangelii Nuntiandi di Paolo VI, il predecessore a cui, come mi confidò, Bergoglio si è più ispirato. E poi la Laudato si’, che traccia le coordinate della ecologia integrale, e la Fratelli tutti sulla fratellanza universale”.

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