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Renzi: “Giorgia Meloni non è più credibile, batosta psicologica per una classe dirigente imbarazzante”

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24.03.2026

Matteo Renzi, leader di Italia Viva

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Roma – Senatore   Matteo Renzi, lei se ne intende di referendum costituzionali. Una sconfitta così netta che cosa può rappresentare per Giorgia Meloni?

"Una batosta innanzitutto sotto il profilo psicologico. Ha fallito su una riforma pensata male e scritta peggio ma ha fallito innanzitutto sul piano della sua credibilità all’interno della coalizione. Adesso dubiteranno tutti di lei, giorno per giorno. Anche perché Meloni ha personalizzato molto più di quanto abbia fatto io dieci anni fa, ma a differenza mia non si è dimessa da nulla. Perché lasciare Palazzo Chigi o lasciare la guida del primo partito italiano richiede coraggio e dignità. E Giorgia Meloni non ha coraggio, ma solo tanta paura”.

La sensazione è che il voto sia stato quasi esclusivamente politico e non tecnico.

"Purtroppo sì. Ma del resto il governo ha impedito di modificare il testo in Parlamento e ha raccontato bugie in campagna elettorale. Ma cosa c’entrava Garlasco con questa riforma? E perché fare uno sconto sulle accise solo per venti giorni? Meloni ha trasformato il voto in un voto politico su di lei”.

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Renzi, ma alla fine lei come ha votato? Ha lasciato libertà di coscienza, eppure nel suo paese sono spuntati i manifesti di Italia viva per il Sì…

"Noi abbiamo spiegato bene la nostra posizione in Parlamento. Ci siamo astenuti perché siamo a favore della separazione delle carriere e siamo contrari a questa riforma. Detto questo, io ho lasciato libertà di voto proprio per consentire a tutti di esprimersi liberamente nel merito. Il mio amico Bobo Giachetti era per il Sì, il mio amico Ernesto Carbone per il No. Ma al di là di come hanno votato i dirigenti di Italia viva, il punto è che il popolo ha mandato un messaggio fortissimo alla premier. Come fa adesso lei a fischiettare facendo finta di nulla?”.

Come fa adesso lei a fischiettare facendo finta di nulla?

Tornando al merito di cui forse si è parlato poco: l’esito di questo referendum, come quello sulla sua riforma di dieci anni fa, certifica che non tutte le riforme sono possibili?

"Erano due riforme ben diverse. Noi cambiavamo il sistema istituzionale, semplificavamo il Paese, abolivamo enti inutili, mettevamo un freno ai conflitti tra Stato e Regioni. La nostra era una riforma fin troppo ambiziosa. Qui c’era poco o nulla. Però condivido il ragionamento: la gente non vuole modificare la Costituzione italiana perché la ritiene la più bella del mondo. Maggioranze di colore diverso hanno fallito nel 2006, nel 2016, nel 2026. Auguri a chi ci proverà nel 2036: non credo che sarà facilissimo, ecco”.

Maggioranze di colore diverso hanno fallito nel 2006, nel 2016, nel 2026. Auguri a chi ci proverà nel 2036

Il fronte del No è stato ampio e ha coperto buona parte dell’opposizione. Ha perso Meloni e ha vinto il centrosinistra, o almeno una sua parte?

"Meloni ha perso. E con lei quella classe dirigente imbarazzante fatta dai Tajani, le Bartolozzi, i Delmastro. Quanto al centrosinistra è evidente che non solo fa parte del centrosinistra chi ha votato No, ma c’è anche una parte di riformisti che ha votato Sì, a cominciare da quelli del Pd. Dunque lo spazio politico è enorme. Bisogna mettere al centro le questioni reali degli italiani, abbandonando le ideologie: come combattere la criminalità, come ridurre le liste d’attesa, come evitare che i ragazzi se ne vadano, come garantire a chi si laurea di avere uno stipendio e non uno stage, come impedire che se fai un figlio scendi sotto la soglia di povertà o se divorzi e hai un figlio rischi di finire a dormire in macchina. Se ci misuriamo su questi temi e facciamo proposte, possiamo vincere. Si è rotto l’incantesimo di Giorgia, ma adesso serve la politica”.

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Come può il campo largo capitalizzare questo risultato in vista delle Politiche?

"Facendo innanzitutto le primarie. E noi di Casa Riformista cominceremo con le primarie delle idee a partire da dopo Pasqua. Dobbiamo riempire di contenuti il vuoto della politica dopo anni di governo immobile. E dobbiamo farlo cominciando dall’appassionare i ragazzi più giovani. È una sfida difficile, ma ne vale la pena. E in questo momento di crisi internazionale offrire una speranza alle nuove generazioni è più urgente che mai”.

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