“Sangare ha ucciso Sharon per soddisfare il suo ego”. Ergastolo all’assassino in bici: “Delitto orripilante di un narciso impenitente”
Bergamo – La Corte d’Assise ha condannato all’ergastolo Moussa Sangare, 31 anni, originario del Mali, imputato per l’omicidio di Sharon Verzeni, la 33enne uccisa con cinque coltellate a Terno d’Isola, in via Castegnate nella notte tra il 29 e il 30 luglio 2024. Riconosciute le aggravanti della premeditazione, della minorata difesa e dei futili motivi, con pieno accoglimento dell’impianto accusatorio.
Sono le 17,52 quando la Corte (presidente Ingrascì, a latere il collega Longobardi) rientra in aula dopo oltre cinque ore di camera di consiglio. In aula c’è tensione. Si avverte. I giudici hanno emesso la sentenza accogliendo la richiesta del pm Emanuele Marchisio: “Ha ucciso per soddisfare il suo ego”. Alla lettura della sentenza i famigliari di Sharon Verzeni, sempre presenti in tutte le udienze, si sono a lungo abbracciati tra le lacrime. Hanno ringraziato il pm e i carabinieri.
Omicidio Sharon Verzeni, ergastolo a Moussa Sangare. La sorella Melody: “Sarai sempre viva nei nostri cuori”
La sorella Melody: “Abbiano confidato fino all’ultimo che l’imputato riconoscesse il suo efferato delitto”
La scena è questa: papà Bruno Verzeni che tiene per mano Maria Teresa Previtali, la mamma di Sharon, che a sua volta stringe forte quelle di Sergio Ruocco, il fidanzato. Dietro i due fratelli, Melody e Cristopher e gli zii di Sharon. Tutta la famiglia è li riunita, in uno spazio ristretto dell’aula di corte d’assise. È stata Melody, all’uscita del tribunale, a prendere la parola a nome della famiglia dopo la condanna di Sangare per l’omicidio della sorella. “Abbiano confidato fino all’ultimo che l’imputato riconoscesse il suo efferato delitto – ha detto Melody –. Questo purtroppo non è successo e ciò non fa altro che aumentare la sua pericolosità. Auspichiamo che il tempo concessogli possa almeno fargli capire il male che ha commesso”.
Il fidanzato Sergio Ruocco: “Il pensiero di lei c’è sempre”
“Ringraziamo - ha proseguito - la Corte d’assise per il giudizio giusto e obiettivo pronunciato con questa sentenza. Non ci dimenticheremo del lavoro svolto dal pubblico ministero, dai carabinieri, di quanti hanno lavorato per fare emergere la verità. Un’ultima cosa la diciamo a Sharon: sarai sempre viva nei nostri cuori, con noi tutti i giorni” ha concluso. Sergio Ruocco, visibilmente commosso ha detto che “il pensiero di lei c’è sempre”: “Abbiamo almeno avuto la soddisfazione di aver giustizia, altrimenti sarebbe stato ancora peggio”.
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I risarcimenti alla famiglia di Sharon Verzeni
Riconosciuta una provvisionale di 209mila euro e di 205mila euro per i genitori di Sharon, 88mila e 85mila ai fratelli, e 305mila a Ruocco. Commossa, all'uscita dal tribunale, anche il procuratore aggiunto Maria Cristina Rota, che ha ringraziato i carabinieri per il lavoro svolto. Impassibile Moussa Sangare, che ha ascoltato la sentenza accanto al suo difensore, avvocato Tiziana Bacicca (subentrata al collega May, ricusato dall’imputato). Solo una volta Moussa ha cercato di interrompere il pm durante le repliche.
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Il pm: “Delitto orripilante di un narciso impenitente”
L’udienza si era aperta con la richiesta di ergastolo e con la replica alla memoria difensiva. Un delitto che il pm ha definito “orripilante”, parlando dell’imputato come di “un narciso impenitente, che decide di sacrificare una vita umana per soddisfare il proprio ego”. La memoria difensiva depositata dall’avvocata Tiziana Bacicca ha messo in discussione, tra gli altri punti, la ricostruzione dei tempi dell’aggressione e alcuni aspetti tecnici, a partire dall’autopsia e dalle tracce biologiche. Proprio su questi elementi si è concentrata la replica dell’accusa. Il pm ha parlato di un’aggressione “velocissima e rapidissima”. “Lo racconta lui stesso – ha sottolineato –: la prima coltellata viene data mentre lei era ancora sulla bici, gli altri fendenti mentre Sharon scappava”.
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"Non si può spezzare la vita di una giovane donna solo per dare sfogo ai propri istinti antisociali”
Una versione che, ha aggiunto, sarebbe “identica” a quella resa davanti al gip. Sul Dna di Sharon trovato sulla bicicletta dell’imputato, il pm ha escluso “qualsiasi tipo di contaminazione”, come invece ipotizzato dalla difesa, sostenendo che il dato si spiega con un unico elemento: l’aggressione, dal momento che i due “non si erano mai visti né conosciuti”. Per l’avvocato Luigi Scudieri, difensore di parte civile della famiglia di Sharon Verzeni, “ha scelto volontariamente di essere un assassino e un uomo pericoloso. Non si può spezzare la vita di una giovane donna solo per dare sfogo ai propri istinti antisociali”.
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La difesa di Sangare, rappresentata dall’avvocata Tiziana Bacicca aveva chiesto invece l’assoluzione “per non aver commesso il fatto” e in subordine “l’esclusione delle tre aggravanti e la concessione delle attenuanti generiche”. Sul coltello, ha sottolineato l’avvocato Bacicca, non c’era nessuna traccia di sangue.
