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Ho prenotato un volo o voglio fare un viaggio con scalo nel Golfo, cosa rischio? Ho diritto a rimborsi? Tutte le risposte

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11.03.2026

Dall'inizio del conflitto sono stati bloccati o cancellati migliaia di voli in partenza o arrivo negli aeroporti dei Paesi del Golfo

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Roma, 11 marzo 2026 – Ho prenotato una vacanza in uno dei Paesi coinvolti o nell’area della guerra. Ho già un volo (o più voli) per una meta (Maldive, Cina, Australia...) che contempla uno scalo nell’area del conflitto scatenato da Usa e Israele contro l’Iran. Cosa devo fare? Posso partire? Ho diritto a dei rimborsi o posso riprogrammare le mie ferie-vacanze? Sono una serie di domande che molti (il periodo di Pasqua si avvicina) si stano facendo in queste ore e alle quali è possibile dare alcune risposte a partire da quanto riportato dal sito viaggiaresicuri curato dal Ministero degli Esteri.

Ho prenotato un viaggio nell’area del conflitto. Che fare?

Nel caso non possa partire ho diritto a un rimborso?

Ho in programma un volo che prevede uno scalo nell’area del conflitto? Cosa posso fare

Rotte e scali alternativi

Le compagnie che hanno bloccato i voli

Bloccati all’estero. Si rischia il licenziamento?

Quando si tornerà a viaggiare normalmente?

Ho prenotato un viaggio nell’area del conflitto. Che fare?

Poniamo che alcuni mesi fa, nel tentativo di trovare voli a prezzi più bassi, abbia prenotato un volo in un Paese coinvolto nella guerra (come ad esempio Giordania, Bahrein, Libano...) posso partire? Una prima risposta la dà il sito della Farnesina viaggiaresiciri.it. “Si consiglia di riconsiderare i viaggi non strettamente necessari verso Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Iran, Israele, Kuwait, Libano, Oman e Qatar. Se il viaggio è assolutamente necessario, considerare la possibilità di modifiche improvvise dello spazio aereo e conseguenti cancellazioni dei voli nella pianificazione”.

Nel caso non possa partire ho diritto a un rimborso?

Essendo in alcuni casi voli e pernottamenti già stati pagati in anticipo, molti si chiedono se siano previsti rimborsi qualora non sia possibile partire oppure se, anche qualora la meta sia raggiungibile e considerata “sicura”, si voglia rinunciare la viaggio per “paura”.  Anche in questo caso una prima risposta si trova sul portale viaggiaresicuri. “Le politiche di cancellazione e rimborso vanno verificate direttamente con la compagnia aerea o con il tour operator di riferimento. In caso di prenotazione tramite tour operator/agenzia di viaggio, la Farnesina non entra in rapporti di natura privatistica tra l’agenzia e il viaggiatore”, si legge.

Quindi per comprendere se si ha diritto a un rimborso occorre contattare la compagnia aerea o il tour operator con il quale si è prenotato. In tal caso dipenderà anche dalle garanzie e dalle eventuali assicurazioni sottoscritte all’atto della prenotazione.

Ho in programma un volo che prevede uno scalo nell’area del conflitto? Cosa posso fare

Non c’è solo chi deve viaggiare e ha come meta (lavorativa o vacanziera che sia) un Paese del Golfo Persico. Molti aeroporti dell’area, su tutti quello di Dubai, rappresentano uno scalo tecnico per viaggi a più lunga gittata (Maldive, Australia, Cina...). Che fare in questo caso? Si può riprogrammare l’itinerario considerando scali alternativi (e a che costi) per raggiungere la meta? Anche in questo caso la Farnesina consiglia di “verificare l’operatività dei voli prenotati. In caso di cancellazione, verificare alternative in altri aeroporti e altre regioni geografiche. Per acquistare biglietti aerei a prezzo calmierato per voli sovvenzionati dalla Farnesina, consultare la pagina voli”.

Anche in questo caso le modifiche, e i relativi prezzi, agli itinerari (con cambio scalo) o il rimborso dipendono dalle singole compagnie e tour operator e alle eventuali garanzie/assicurazioni sottoscritte all’atto della prenotazione. Differenze in questo caso potranno esserci in caso di prenotazioni dei singoli voli “fai da te” (ad esempio Milano-Dubai, Dubai-Melbourne) oppure lo stesso percorso (Milano-Melbourne) attraverso un pacchetto con un tour operator. Nel secondo caso potrebbe essere il tour operator a gestire un cambio di scalo in un aeroporto sicuro (con o senza costi aggiuntivi). Nel primo caso ovviamente se i voli su Dubai sono bloccati il turista dovrà riacquistare altre tratte per arrivare a Melbourne. 

Rotte e scali alternativi

Le interruzioni dei voli fra Australia e Nuova Zelanda, e i paesi europei, ad esempio sta costringendo i viaggiatori a percorsi finora impensabili, con una serie di scali attraverso gli Stati Uniti. Come riporta oggi l'Australian Financial Review, due settimane di bombardamenti degli Usa e di Israele sull'Iran, e le sue rappresaglie attraverso il Golfo, hanno praticamente fermato le rotte più popolari attraverso Dubai, Abu Dhabi e Doha. Costringendo popolari linee come Qatar Airways, Emirates e Etihad a offrire rimborsi e prenotazioni gratuite ai passeggeri australiani. Il direttore esecutivo della statunitense United Airlines, Scott Kirby, ha riferito che il numero di passeggeri che viaggiano da Australia e Nuova Zelanda per l'Europa è balzato a oltre 1000 al giorno. Emirates è il maggior partner dell'australiana Qantas, mentre il Qatar è in partnership con Virgin Australia. L'improvvisa carenza di posti fra Europa e Australia attraverso il Medio Oriente ha fatto impennare i prezzi, con una ridotta disponibilità di posti.

Le compagnie che hanno bloccato i voli

Diverse compagnie hanno bloccato, per questioni di sicurezza i voli diretti ad alcuni aeroporti dell’area. Queste sono le decisioni delle principali compagnie aeree:

Klm ad esempio, ha cancellato tutti i voli verso Dubai fino al 28 marzo per motivi di sicurezza, mentre la guerra in Medio Oriente continua. "A causa dei disordini persistenti in Medio Oriente, Klm ha deciso di annullare tutti i voli verso Dubai fino al 28 marzo compreso", ha sottolineato la compagnia olandese. "La sicurezza dei nostri passeggeri e dei nostri equipaggi rimane sempre la nostra priorità assoluta", ha precisato la compagnia, aggiungendo che sta monitorando attentamente la situazione e mantiene contatti con le autorità competenti.

Lunedì il gruppo aereo tedesco Lufthansa Group ha annunciato di aver prolungato la sospensione dei suoi voli da e verso diversi aeroporti chiave del Medio Oriente, in particolare negli Emirati Arabi Uniti, in Libano, in Israele e in Iran. Sono sospesi fino al 15 marzo compreso i collegamenti da e verso Dubai, Abu Dhabi, Dammam (in Arabia Saudita), Amman (in Giordania) ed Erbil (in Iraq). Sono invece sospesi fino al 28 marzo i voli da e per Beirut, mentre i collegamenti da e verso Tel Aviv resteranno sospesi fino al 2 aprile compreso. Infine Teheran, la destinazione colpita più a lungo, non sarà servita dal gruppo aereo fino al 30 aprile compreso.

Da parte sua Air France ha prolungato la sospensione dei voli da e verso Tel Aviv e Beirut fino al 13 marzo compreso. I voli verso Dubai e quelli da e per Riad sono sospesi fino al 12 marzo compreso. Quelli in partenza da Dubai resteranno sospesi fino al 13 marzo, secondo quanto comunicato dalla compagnia francese.

Emirates, uno dei principali vettori dell’area, non ha bloccato i voli ma ne ha limitato l’operatività in base alle condizioni e la chiusura dello spazio aereo in relazione all’evoluzione del conflitto. “A seguito della parziale riapertura dello spazio aereo regionale – spiegano dalla compagnia aerea – Emirates opera con orario dei voli ridotto. I clienti possono controllare l’orario dei voli per i voli futuri e prenotare i posti per il viaggio. I passeggeri in transito a Dubai saranno accettati per il viaggio solo se il volo in coincidenza è operativo. Raccomandiamo di recarsi in aeroporto solo se si è in possesso di una prenotazione confermata per questi voli. Emirates continua a monitorare la situazione e svilupperemo il nostro programma operativo di conseguenza. Gli ultimi aggiornamenti sui voli saranno pubblicati sul nostro sito web. Prima di recarsi in aeroporto, invitiamo tutti i clienti a controllare lo stato del volo, gli ultimi aggiornamenti operativi su emirates.com e a controllare la propria e-mail per eventuali notifiche sulle modifiche o le cancellazioni dei propri voli. Desideriamo ringraziare i nostri clienti per la comprensione e la pazienza. La sicurezza dei nostri passeggeri e dell’equipaggio è la nostra massima priorità e non sarà compromessa”.

British Airways ha annunciato nelle scorse ore la cancellazione di centinaia di voli in Medio Oriente a causa del conflitto scatenato da Usa e Israele contro l'Iran, in un aggiornamento sulla situazione dei suoi collegamenti. Quelli con Abu Dhabi, in particolare, hanno subito lo stop più drastico, destinato a prolungarsi per gran parte del 2026: un segnale che rivela ricadute di lungo termine anche rispetto al turismo negli Emirati Arabi Uniti. La compagnia di bandiera britannica ha inoltre esteso il blocco dei voli per Amman, Doha, Dubai, Tel Aviv e il Bahrein sino alla fine di marzo.

British Airways ha annunciato nelle scorse ore la cancellazione di centinaia di voli in Medio Oriente a causa del conflitto scatenato da Usa e Israele contro l'Iran, in un aggiornamento sulla situazione dei suoi collegamenti. Quelli con Abu Dhabi, in particolare, hanno subito lo stop più drastico, destinato a prolungarsi per gran parte del 2026: un segnale che rivela ricadute di lungo termine anche rispetto al turismo negli Emirati Arabi Uniti. La compagnia di bandiera britannica ha inoltre esteso il blocco dei voli per Amman, Doha, Dubai, Tel Aviv e il Bahrein sino alla fine di marzo.

Ita Airways ha esteso la sospensione dei voli da e per Tel Aviv fino al 2 aprile (incluso il volo AZ809 del 3 aprile) e la sospensione dei voli da e per Dubai fino al 15 marzo. Lo fa sapere Ita scusandosi per il disagio e assicurando che "la compagnia monitora e valuta costantemente la situazione della sicurezza in Medio Oriente ed è in stretto contatto con le autorità. La sicurezza dei passeggeri e degli equipaggi è sempre la massima priorità per Ita Airways e per il Gruppo Lufthansa".

Ita Airways ha esteso la sospensione dei voli da e per Tel Aviv fino al 2 aprile (incluso il volo AZ809 del 3 aprile) e la sospensione dei voli da e per Dubai fino al 15 marzo. Lo fa sapere Ita scusandosi per il disagio e assicurando che "la compagnia monitora e valuta costantemente la situazione della sicurezza in Medio Oriente ed è in stretto contatto con le autorità. La sicurezza dei passeggeri e degli equipaggi è sempre la massima priorità per Ita Airways e per il Gruppo Lufthansa".

Bloccati all’estero. Si rischia il licenziamento?

Un’altra delle domande più frequenti riguarda le persone che sono rimaste bloccate all’estero (sia per lavoro, sia per vacanza). Si ha diritto allo stipendio? Si rischia il posto di lavoro? In linea di massima chi, per causa di forza maggiore documentata (come la sospensione dei voli e la chiusura di aeroporti in caso di guerra) non si incorre in provvedimenti disciplinari. La conseguenza più probabile è che i giorni di assenza siano conteggiato come ferie o altri tipi di “assenze retribuite” previste dal contratto. Ma tutto dipende da cosa decide l’azienda che può anche ad esempio pagare regolarmente lo stipendio oppure consentire lo smart working (se la mansione lo consente) dalla località in cui si è bloccati.

Quando si tornerà a viaggiare normalmente?

La risposta alla domanda “quando si tornerà a viaggiare normalmente?” è forse la più complessa. Tutto dipende da quando finirà la guerra. Risposta complessa un po’ perché la speranza è che ciò avvenga il prima possibile (perché vorrebbe dire che il conflitto, se non completamente finito, sarebbe circoscritto) un po’ perché i fattori in gioco sono molteplici. Le principali compagnie aeree hanno fissato date per il termine della sospensione o limitazione dei voli (in linea di massima verso fine marzo) in attesa delle evoluzioni del conflitto. Ma sono date ipotetiche. Se infatti la guerra si concluderà prima i collegamenti potranno essere ripristinati anticipatamente (ciò dipenderà anche dalla condizione degli scali che sono spesso obiettivi degli attacchi). Se invece malauguratamente il conflitto si prolungherà ciò avverrà anche per la limitazione dei voli nell’area del Golfo con conseguenze pesantissime per la mobilità e l’economia. 

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