La Bosnia che tifa Italia. Stivor, enclave trentina con il cuore diviso a metà
La Bosnia che tifa Italia. Stivor, enclave trentina con il cuore diviso a metà
La Bosnia che tifa Italia. Stivor, enclave trentina con il cuore diviso a metà
A nord di Zenica 150 famiglie parlano la nostra lingua e pregano con il tricolore "Siamo partiti dalla Valsugana, qui ci sentiamo a casa tra quindici minoranze".
La chiesa italiana di Stivor. Nella foto piccola Franjo Rover, trentino trapiantato
C’è un cuore italiano che batte nel cuore della Bosnia. Si chiama Stivor, una frazione di Prnjavor, un centinaio abbondante di chilometri a nord di Zenica dove stasera Bosnia ed Italia si giocheranno il mondiale. Sarà una partita straziante per l’enclave italiana, perfettamente inserita nella vita del Paese: per la storia è un pareggio già scritto nell’integrazione quotidiana, per la cronaca il risultato di stasera sarà comunque agrodolce. Come ci spiega Franjo Rover, che guida l’associazione culturale impegnata a tenere viva l’eredità italiana del ceppo partito dalla Valsugana oltre un secolo fa.
Rover, ci racconta come è finito un paese italiano in Bosnia? "Noi siamo un enclave di trentini che vivono in Bosnia, i primi si stabilirono qui nel 1882. Adesso sono circa 150 case, molti durante l’anno stanno in Italia, Austria o Svizzera e tornano per le vacanze. Siamo originari della Valsugana, in Trentino".
E tenete vive le tradizioni. "A scuola i bambini imparano l’italiano, abbiamo anche un dialetto locale, lo stivorotto, che capiamo solo noi".
Come vivete l’attesa di Bosnia-Italia di stasera? "Prendendoci in giro al bar e scommettendo su chi vince. Io purtroppo non potrò essere a Zenica perché non ho trovato il biglietto".
Come vi trattano? "Non abbiamo alcun problema. Ci chiamano la ’Piccola Europa’ perché qui convivono in pace quindici minoranze diverse. Oltre agli italiani ci sono cechi, slovacchi, romeni, russi, polacchi, ucraini. In Bosnia sono riconosciute per legge 17 minoranze etniche, una è la nostra".
E quindi chi vince? "Qualcuno dice Italia, qualcuno Bosnia. Noi facciamo parte della Repubblica Serba di Bosnia, una delle due confederazioni. Qui il 90% dice che vincerà l’Italia. Nessuno di noi ha trovato il biglietto, ci stiamo organizzando per vedere la partita insieme. Anche se il calcio non è la nostra passione principale, siamo cacciatori e pescatori".
Che cosa producete a Stivor? "Il comune di Prnjavor da solo vale il 10% delle esportazioni della Bosnia con scarpe, metallo, industrie. Abbiamo un’autostrada vicina e ci aiuta, avere tante minoranze che convivono ci permette di essere conosciuti. Io mentre facciamo questa intervista sto bevendo il caffè con un musulmano e un serbo".
Lei è cattolico? "Sì, abbiamo anche la chiesa con la messa in italiano e la bandiera tricolore all’esterno. In famiglia siamo undici tra fratelli e sorelle, e con i miei cognati contiamo sette nazionalità diverse".
Torna spesso in Italia? "Ogni dieci giorni, per lavoro, ora mi occupo di silos e materiali agricoli, in passato ho importato piastrelle. Tre delle mie sorelle abitano ancora in Valsugana, dove io mi sono sposato, il mio primo figlio è nato a Trento".
Franjo, chi vince? "Non lo so. Non dico niente, sono scaramantico. L’Italia è forte, ma lo è anche la Bosnia. Sa come ci chiamano, noi di Stivor?"
No, come? "La gente con due cuori".
© Riproduzione riservata
Continua a leggere tutte le notizie di sport su
