menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Carburanti, decreto d’urgenza: nessun taglio alle accise. Aiuti a Tir e famiglie fragili, stretta sulle speculazioni

21 0
18.03.2026

Il consiglio dei ministri discuterà del decreto carburanti

Articolo: Trump sospende il Jones Act, cos’è la legge “sovranista” del 1920 sul trasporto del petrolio negli Usa

Articolo: Da dove prende il gas l’Italia e perché il prezzo è così dipendente dai fattori esterni

Roma, 18 marzo 2026 – Corsa contro il tempo a Palazzo Chigi, con il Consiglio dei ministri atteso in serata, indicativamente attorno alle 19, mentre il dossier carburanti sale in cima all’agenda del governo.

La fiammata dei prezzi

La fiammata dei prezzi, riaccesa dalla crisi in Medio Oriente e dalle tensioni sugli impianti energetici iraniani, ha riportato il petrolio su livelli elevati: il Wti è tornato a oscillare attorno ai 95,5-98,45 dollari e il Brent fino a 108 dollari. Alla pompa, intanto, il diesel self service viaggia in media a 2,089 euro al litro e la benzina a 1,855 euro, livelli che hanno spinto Giorgia Meloni a riunire Giancarlo Giorgetti e Gilberto Pichetto, mentre Matteo Salvini continua a invocare un intervento forte per riportare il gasolio sotto 1,90 euro.

La bozza del provvedimento che approda al tavolo del governo, però, almeno nella versione circolata oggi, non punta su un taglio lineare e generalizzato delle accise per tutti gli automobilisti. La linea scelta appare più selettiva: colpire le eventuali manovre speculative, alleggerire il costo del diesel per l’autotrasporto e rafforzare gli aiuti ai nuclei più deboli.

No a sconti generalizzati

È una scelta che riflette sia i vincoli di finanza pubblica sia la volontà politica di concentrare le risorse dove il rincaro rischia di scaricarsi più rapidamente su prezzi, logistica e consumi. Questa lettura emerge dalla bozza normativa visionata, nella quale non compare, nelle disposizioni esaminate, uno sconto generalizzato alla pompa, ma un pacchetto mirato di controlli e ristori. Il primo asse è la repressione delle distorsioni lungo la filiera.

Stangata per chi specula

Per due mesi dall’entrata in vigore del decreto scatterebbe uno “speciale regime di controllo” sui carburanti: il Garante per la sorveglianza dei prezzi, monitorando andamento alla pompa e quotazioni internazionali, in presenza di rincari anomali e repentini potrà trasmettere alla Guardia di finanza il dettaglio degli operatori e delle compagnie da sottoporre a verifica.

L’accertamento dovrà ricostruire i costi giornalieri di acquisto del carburante e, risalendo la catena, anche quelli del greggio e dei prodotti raffinati. Gli esiti andrebbero poi al Garante dei prezzi, all’Antitrust e, se ne ricorressero i presupposti, anche all’autorità giudiziaria per valutare il reato di “manovre speculative su merci” previsto dall’articolo 501 bis del codice penale.

Prezzi di benzina e diesel alle stelle anche negli Usa: ai distributori spuntano gli adesivi anti-Trump

Il secondo pilastro riguarda l’autotrasporto, cioè il settore che più rapidamente trasferisce il caro-gasolio sui costi dell’economia reale. La bozza prevede un credito d’imposta straordinario pari al 28% della spesa sostenuta nel trimestre 2026 indicato nel testo per l’acquisto di gasolio usato da imprese con sede o stabile organizzazione in Italia, limitatamente ai veicoli euro 5 o superiori.

Il beneficio sarebbe utilizzabile in compensazione, non concorrerebbe alla formazione del reddito né della base Irap e sarebbe cumulabile con altre agevolazioni entro il limite del costo sostenuto.

La relazione finanziaria quantifica l’onere in circa 608,5 milioni di euro nel 2026: una cifra significativa, che segnala come il governo voglia tamponare anzitutto il fronte del trasporto merci, per evitare che il rincaro dei pieni si propaghi a scaffali, cantieri e filiere produttive.

Social card rinforzata per i fragili

Il terzo intervento guarda invece alle famiglie più fragili. La social card verrebbe rafforzata con 130 milioni aggiuntivi per il 2026, portando l’incremento complessivo a 630 milioni per quest’anno, destinati non solo ai beni alimentari di prima necessità ma anche ai carburanti; per il 2027 resterebbe invece previsto un aumento di 500 milioni soltanto per gli alimentari. Anche qui il segnale è chiaro: il governo sceglie di accompagnare l’emergenza energetica con un sostegno sociale mirato, anziché con uno sconto indistinto che finirebbe per assorbire risorse molto più ampie.

Il senso politico ed economico del decreto, insomma, è tutto in questo equilibrio. Da un lato l’esecutivo deve mostrare di non restare fermo davanti a un diesel che sfiora i massimi da quattro anni e a un petrolio tornato a correre; dall’altro non può permettersi, almeno per ora, una sterilizzazione generalizzata dei prezzi che avrebbe un impatto assai più pesante sui conti pubblici. Se il testo verrà confermato, quello di stasera sarà dunque un decreto più chirurgico che espansivo: meno bonus per tutti, più controlli sulla filiera, più ossigeno a camionisti e famiglie vulnerabili. Ma se la crisi nel Golfo dovesse durare e il greggio restare stabilmente su questi livelli, la pressione politica per riaprire il capitolo accise in forma più ampia è destinata a tornare subito.  

© Riproduzione riservata


© Quotidiano