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Spettro austerity, l'economista: “Non è un nuovo 2022. Oggi è più un problema di prezzi”

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04.04.2026

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Il commissario europeo per l’Energia, Dan Jorgensen, parla di un possibile razionamento dell’energia. Dobbiamo prepararci a una nuova austerity?

“La situazione è molto diversa rispetto al 2022, quando sono state chiuse di colpo le forniture di gas dalla Russia – spiega Carlo Altomonte, professore di Economia dell’Integrazione Europea alla Bocconi di Milano –. Da allora abbiamo diversificato e creato nuove capacità di rigassificazione. È vero però che su alcuni prodotti derivati potremmo trovarci di fronte a strozzature. Ma oggi la crisi riguarda più i prezzi che le quantità”.

Ma è possibile che l’Ue parli solo di razionamento?

“In effetti le dichiarazioni del commissario Ue sono state criticate, soprattutto perché sono molto passive. Molto probabilmente, manca un piano perché si spera che la guerra possa finire presto”.

E se durasse più a lungo?

“Noi abbiamo dai 60 ai 90 giorni di scorte. La guerra è iniziata a fine febbraio, quindi fra un paio di settimane potrebbero esserci problemi per qualche filiera più critica. Escludo che la crisi possa riguardare un razionamento energetico o dei trasporti di base, ma potrebbe esserci necessità di rimodulare qualcosa, ad esempio sul trasporto aereo o nei fertilizzanti per l’agricoltura”.

Intanto Giorgia Meloni è partita per il Medio Oriente. Ha fatto bene?

“Sì, è giusto portare solidarietà a questi Paesi che sono stati aggrediti dall’Iran. Inoltre, questa è un’area che sarà interessata da una riconfigurazione globale dei trasporti e dei commerci, diventerà parte di un corridoio che dall’India arriverà al Mediterraneo, importante strategicamente per l’Italia”.

E, dal punto di vista dell’energia?

“Più che aumentare le forniture, è una visita che potrebbe in qualche modo tutelare l’Italia e l’Europa, affinché non siano penalizzate da una redistribuzione delle materie prime energetiche dovuta alla riduzione delle capacità produttive”.

Bankitalia ha messo in guardia per la finanza pubblica. È d’accordo?

“Siamo esposti su due fronti: quello della logistica, dal momento che importiamo 500 miliardi di prodotti attraverso il Mediterraneo, e quello dell’energia, per la nostra forte dipendenza dalle fonti fossili. Se guardiamo ai costi dell’energia di 15 giorni fa, il Nord Italia pagava 142 euro a megawattora, contro i 17 della Spagna, i 66 della Francia e gli 88 della Germania. Così è impossibile competere sui mercati”.

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