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Il ponte toscano che sembra sfidare la gravità: la leggenda dell’uomo che ingannò il Diavolo

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09.09.2026

A Borgo a Mozzano il Ponte della Maddalena domina il Serchio con un’enorme arcata medievale e una forma asimmetrica che ha alimentato per secoli la leggenda di un patto con il Diavolo e di una beffa diventata folklore

Ci sono edifici medievali davanti ai quali il mistero nasce perché sappiamo troppo poco, altri nei quali serve cercare simboli nascosti, passaggi sotterranei o documenti perduti, e poi c’è il Ponte della Maddalena di Borgo a Mozzano, per il quale basta fermarsi sulla riva del Serchio e guardarlo.

Qualcosa, almeno apparentemente, non torna.

Il ponte non procede attraverso una successione ordinata di arcate simili tra loro, come ci aspetteremmo da una struttura costruita per attraversare un fiume, ma sale bruscamente fino alla sommità di un arco enorme, quasi sproporzionato, e poi precipita verso una serie di aperture molto più piccole. La carreggiata segue quella curva esasperata formando la caratteristica struttura “a schiena d’asino”, mentre il riflesso nell’acqua completa le arcate e trasforma il ponte, soprattutto quando il Serchio è immobile, in una sequenza di forme geometriche quasi surreali. È proprio la marcata asimmetria delle sue campate ad averne fatto una delle costruzioni più riconoscibili della Toscana.

Oggi sappiamo che non c’è nulla di soprannaturale nel modo in cui sta in piedi e che, al contrario, la sua stabilità può essere spiegata perfettamente attraverso l’ingegneria delle strutture in muratura. Ma per chi osservava quella gigantesca arcata secoli fa, senza conoscere calcoli strutturali, linee di spinta e modelli matematici, doveva esserci una spiegazione molto più immediata.

Un uomo, da solo, non poteva aver costruito una cosa simile.

Doveva averlo aiutato il Diavolo.

Prima della leggenda c’era una necessità molto concreta: attraversare il Serchio

L’origine esatta del Ponte della Maddalena non è documentata con assoluta certezza, ed è quindi meglio diffidare delle ricostruzioni che gli attribuiscono un anno preciso di nascita. Gli studi scientifici dedicati alla struttura lo fanno risalire indicativamente all’XI secolo, quando attraversare il Serchio in quel punto aveva una notevole importanza per le vie di comunicazione della valle; la tradizione storica toscana ne lega invece la costruzione a Matilde di Canossa, una delle figure politiche più potenti dell’Italia medievale.

Il ponte che vediamo oggi, però, non è rimasto immutato per quasi mille anni. Nel corso dei secoli subì cedimenti, riparazioni e modifiche, e la tradizione attribuisce un importante intervento di ricostruzione a Castruccio Castracani, signore di Lucca nei primi decenni del Trecento. Nel 1670 la Repubblica di Lucca arrivò persino a vietare il transito sul ponte delle pesanti macine da mulino, proprio per tutelarne la struttura; una piena del Serchio provocò nuovi danni nel 1836 e la trasformazione più evidente arrivò all’inizio del Novecento, quando una parte dell’estremità destra venne modificata e fu aggiunta una piccola arcata per consentire il passaggio della ferrovia.

La sua storia, insomma, non è quella di un oggetto medievale congelato nel tempo, ma di un’infrastruttura che ha continuato ad adattarsi alle esigenze degli uomini anche quando il mondo intorno era completamente cambiato.

Eppure la forma essenziale che ancora oggi provoca........

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