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Questa politica è una gabbia di pappagalli

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14.06.2026

Gli onorevoli, di maggioranza e opposizione, fanno tutti parte di un unico stormo di cocorite. Il loro trespolo preferito è quello televisivo, dal quale ripetono all’infinito la solita filastrocca. A favore, o contro, il premier di turno.

La nuova figura del politico-tipo è il pappagallo. Uomo o donna non fa differenza, ma il politico è colui che si affaccia quotidianamente dalla finestra dei tg e in venti secondi recita una filastrocca di cui è scontato a priori il senso: un peana alla premier o un attacco a lei. È l’unico modo di far sentire la sua voce al popolo. Usa le formule rituali del momento: per esempio una che ora va molto in voga è «famiglie e imprese», per dire che la sua parte politica si preoccupa soprattutto di loro, e per gli uni il governo se ne prende cura, per gli altri le prende a calci. Puoi togliere il sonoro, leggi solo nel sottopancia chi è, a quale circo appartiene, e sai già cosa sta dicendo.

L’incrocio di pappagalli di diverso piumaggio è la prova che quel tg è pluralista e quindi vige la democrazia. Ma la loro non è un’opinione, è una frase ripetuta meccanicamente proprio come fa il volatile, che mima il suono, ma non ne capisce il significato e comunque è irrilevante che lo capisca o meno. È scritto nel copione del pluralismo mediatico. Deve esprimere un’opinione semplice e prevedibile, da venditore ambulante, mai complessa e articolata (mancherebbe pure........

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