La “grande recita” ci ha stufati: il teatro delle maschere del potere
Ora che si avvicina il Carnevale, con tutte le sue maschere, sale forte l’impulso di chiedere a chi ci governa di fare cadere la propria. Basta con i discorsi di convenienza, con le pose, con le ipocrite messinscene: il re, ormai, è nudo
Qual è il sentimento o la sensazione prevalente in questo momento storico e politico, tra la gente, nei rapporti tra pubblico e privato, nella considerazione di chi ha ruoli pubblici e sostiene questioni di interesse generale? La percezione più diffusa, anche se spesso implicita e inconsapevole, è che ci troviamo davanti o dentro una Grande Recita, col suo gergo e le sue pose. Ciascuno recita una parte, dice le cose prevedibili e scontate conformi al suo ruolo, mai sorprende dicendo qualcosa di diverso dal cliché e dalla maschera che indossa. E il Carnevale che ora sopraggiunge è il momento adatto per denunciare questo teatrino permanente di maschere.
Partecipiamo o assistiamo a una performance in cui la realtà, la verità, l’autenticità, la storia non contano affatto; si recita una parte assegnata o ambita, si usa un lessico precotto e falso, una storia alterata e addomesticata, si dicono certe cose e se ne omettono delle altre perché così conviene. Non solo nel senso becero della convenienza, ma anche nel senso ipocrita della convenzione, delle buone maniere, delle opportunità di rango. Recitano i leader politici e i loro peones, recitano gli opinion makers e in generale chi appare nei media, recitano gli........
