Benedetto Croce, il presidente mancato che avrebbe potuto cambiare la Repubblica
Ottant’anni fa, Croce rifiutò la proposta di Nenni di poter diventare il primo presidente dell’Italia libera. I voti li avrebbe avuti da tutti, tranne dalla Dc, con i vertici della quale era in cattivi rapporti. Un’occasione, purtroppo, persa.
Nel giugno di ottant’anni fa, la Repubblica italiana perse la storica occasione di cominciare la sua vita in grande. Caduto il regime fascista e sconfitta al referendum la monarchia, aveva bisogno di riconoscersi in una figura autorevole, rappresentativa, stimata fuori dai confini nazionali, al di sopra delle parti. C’era un filosofo, uno scrittore, una personalità importante che poteva in quel momento rappresentare al più alto livello la continuità con l’Italia risorgimentale e con lo Stato liberale, l’antifascismo e il superamento della guerra civile. Per giunta era meridionale, napoletano d’adozione, e i leader politici, tutti del Nord, cercavano una figura capace di coinvolgere il Sud nel processo costituente. Quel Sud che aveva votato monarchia.
Pur essendo un moderato e un conservatore, Benedetto Croce era stimato anche dai progressisti e dai social-comunisti. Il 22 giugno del 1946, Pietro Nenni mandò dal senatore Croce, ormai ottantenne, due emissari, Sandro Pertini e Ignazio Silone, con una sua lettera in cui gli proponeva di candidarlo a primo presidente della Repubblica. Erano pronti a votarlo i comunisti, i laici, i democratici e i........
