Eclissi 2026, come guardarla senza rischiare la vista: gli errori da non fare
Il 12 agosto 2026 l’eclissi sarà visibile dall’Italia, ma solo in forma parziale. Il rischio non è l’eclissi in sé, bensì guardare il Sole senza una protezione adeguata: dalla retinopatia solare alle macchie permanenti nel campo visivo, ecco come osservare il fenomeno senza mettere a repentaglio la vista.
C’è qualcosa di profondamente arcaico nel gesto di alzare gli occhi al cielo quando il giorno improvvisamente cambia colore. Per millenni un’eclissi è stata interpretata come un presagio, una minaccia, un messaggio degli dèi. I Babilonesi ne registravano il ripetersi sulle tavolette d’argilla; gli astronomi dell’antichità impararono progressivamente a riconoscerne la regolarità. E ancora oggi, nonostante sappiamo con precisione quando la Luna passerà davanti al Sole, l’emozione è la stessa: il cielo che si oscura in pieno giorno continua ad avere qualcosa di perturbante. Oggi, 12 agosto 2026, lo spettacolo torna sui cieli europei. L’eclissi è totale lungo una stretta fascia che attraversa il Nord Atlantico, la Groenlandia, l’Islanda e la penisola iberica; in Italia, invece, il fenomeno sarà visibile soltanto come eclissi parziale, con la Luna che coprirà una parte del disco solare. L’evento inizierà nel nostro Paese intorno alle 19.24 e terminerà alle 20.46, con orari e percentuali di copertura che cambiano sensibilmente da una località all’altra. A Roma il massimo è previsto intorno alle 20.11, con circa il 75 per cento del disco solare coperto; a Torino si arriverà a oltre il 93 per cento, mentre in Sicilia la copertura sarà molto più contenuta,con poco meno del 30 per cento del Sole oscurato intorno alle 19.53.
È un appuntamento astronomico raro da vivere, ma non perché le eclissi solari siano eventi eccezionali in senso assoluto. Ogni anno se ne verificano da due a cinque, anche se ciascuna è visibile soltanto da una porzione limitata della Terra. In media un’eclissi totale si verifica da qualche parte sul pianeta circa ogni 18 mesi; molto più difficile è trovarsi nel posto giusto per assistervi. La fascia della totalità è infatti strettissima rispetto all’area nella quale l’eclissi è soltanto parziale. La rarità geografica spiega in parte la febbre che accompagna questi appuntamenti. Ma spiega anche un altro fenomeno: la tentazione di guardare il Sole direttamente. E qui comincia il problema medico. Perché l’eclissi non rende il Sole innocuo. La Luna ne copre una parte, ma la porzione che resta visibile continua a emettere una quantità enorme di radiazione. Anzi, l’oscuramento può creare una pericolosa illusione: il cielo appare meno luminoso, gli occhi sono meno infastiditi e viene spontaneo fissare il disco solare più a lungo. Ma la retina non dispone di un sistema di allarme paragonabile a quello della pelle. Non c’è un dolore immediato che costringa a distogliere lo sguardo. Il danno può cominciare mentre chi osserva non avverte nulla. Ed è proprio questo il punto sul quale insistono gli oftalmologi: non bisogna guardare direttamente il Sole a occhio nudo durante un’eclissi parziale, nemmeno per pochi secondi e nemmeno quando il Sole è quasi completamente coperto. La NASA è categorica: al di fuori della brevissima fase di........
