Premio Strega 2026, i sei libri esclusi dalla finale: l’altra metà della dozzina
Dalla Sicilia di Attanasio a Vichi, passando per Covacich e Uyangoda: trame e temi dei sei libri esclusi dal Premio Strega 2026.
Ogni anno il Premio Strega ha due finali. Quella ufficiale, con i libri che arrivano alla serata decisiva, e quella sotterranea, fatta dai titoli che restano fuori ma continuano a raccontare il clima letterario dell’edizione. Nel 2026 questa seconda geografia è particolarmente interessante, perché la dozzina dell’ottantesimo Strega aveva messo insieme romanzi storici, racconti familiari, indagini sull’identità, amicizie letterarie e infanzie in fuga.
Dalla prima votazione sono rimasti esclusi sei libri: Acqua sporca di Nadeesha Uyangoda (Einaudi), 147 voti; La Rosa Inversa di Maria Attanasio (Sellerio), 139 voti; Storia di un’amicizia di Ermanno Cavazzoni (Quodlibet), 137 voti; Lina e il sasso di Mauro Covacich (La nave di Teseo), 133 voti; Occhi di bambina di Marco Vichi (Guanda), 122 voti; L’invenzione del colore di Christian Raimo (La nave di Teseo), 119 voti.
Non sono comparse in finale, ma sono tutt’altro che laterali. Anzi: lette insieme, queste opere mostrano l’altra faccia dello Strega 2026, quella in cui il romanzo torna a essere archivio di vite, genealogie, traumi, desideri e fratture.
Acqua sporca, Nadeesha Uyangoda e l’identità che non sta ferma
Il primo degli esclusi è Acqua sporca di Nadeesha Uyangoda. Il libro comincia da una decisione: dopo trent’anni trascorsi in Italia, Neela sceglie di tornare in Sri Lanka. Questo ritorno produce onde dentro tutta la sua famiglia, come se il movimento di una persona bastasse a scoprire ansie, ferite, radici e fantasmi.
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