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Che cos’è il cold ironing e perché trasformerà radicalmente i grandi porti italiani

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14.09.2026

Stop ai fumi nei porti con 700 milioni del Pnrr per il cold ironing: banchine elettrificate entro il 2030 per tagliare smog e rumore.

Basta con le navi ferme nei porti a motori accesi. Per chi vive nelle città affacciate sui principali scali italiani, da Genova a Trieste, fino a Civitavecchia, la presenza delle imbarcazioni genera un fastidioso rumore di sottofondo e colonne di fumo.

Anche all’ormeggio, i giganti del mare – dalle navi da crociera alle portacontainer – devono infatti mantenere attivi i generatori ausiliari (a gasolio o Gnl) per garantire l’elettricità a bordo. Il risultato è un mix tossico di CO2, ossidi di azoto e polveri sottili riversato a ridosso dei centri abitati, accompagnato da un inquinamento acustico che mina la qualità della vita dei residenti. Ed è qui che entra il gioco il tema del “cold ironing”.

La spina a terra per spegnere i giganti del mare

Il termine nasce nell’epoca delle navi a vapore, quando i motori di ferro, una volta spenti, diventavano letteralmente freddi. Oggi, invece, indica la tecnologia di Onshore power supply (Ops), ovvero il sistema che permette ai navigli di spegnere completamente i generatori di bordo durante la sosta negli scali e di “attaccare la spina” alla rete elettrica di terra grazie all’elettrificazione delle banchine. Non si tratta solo di una scelta ecologica, ma di un obbligo imposto dall’Unione europea. Il regolamento Ue Afir e il pacchetto FuelEU Maritime impongono scadenze precise: entro il 2030, tutti i grandi porti e le navi sopra le 5 mila tonnellate dovranno utilizzare tassativamente l’energia elettrica da terra durante lo stazionamento.

Più facile a dirsi, che a farsi: l’impresa implica maxi investimenti e un piano d’azione tanto imponente quanto il comparto che si vuole rivoluzionare. Grazie a circa........

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