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Guerra in Iran, fino a 700 euro in più a famiglia: benzina, bollette e voli nel caos

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19.04.2026

Anche se il conflitto in Medio Oriente finisse presto, gli effetti economici dureranno mesi: energia più cara e inflazione in aumento peseranno sui bilanci delle famiglie, con rincari fino a migliaia di euro l’anno tra carburante, spesa e mutui, mentre resta l’incognita vacanze

Distributori senza benzina, aeroporti a secco di cherosene, voli più cari e bollette alle stelle. La guerra in Iran ha mostrato tutta la fragilità del nostro sistema energetico. E, a chi li ha vissuti, ha fatto riemergere alle memoria i duri mesi dell’austerity a cavallo tra il 1973 e il 1974, con le domeniche a piedi e le autostrade deserte. Ora si spera che, con l’avvicinarsi delle elezioni di novembre, Donald Trump cerchi di trovare un accordo stabile con Teheran, dopo la tregua di due settimane dello scorso mercoledì.

Ma le conseguenze del conflitto si faranno sentire per un bel po’ sull’economia mondiale. Il commissario europeo all’Energia, Dan Jorgensen, ha parlato di una scossa duratura. Uno choc che si trascina dietro una serie di rincari, dalla bolletta del gas ai prezzi degli alimentari fino al costo del denaro, gonfiato dall’aumento dell’inflazione. Per una famiglia-tipo italiana, il blocco delle rotte del petrolio, sempre sotto minaccia dell’Iran e degli Houthi nello Yemen, può costare più di 700 euro all’anno, e comportare il ridimensionamento di viaggi e vacanze. Del resto la guerra in Iran attraversa il cuore dei flussi energetici globali: lo Stretto di Hormuz da cui passa tra il 10 e il 20% del petrolio mondiale, un quarto dei fertilizzanti e una quota massiccia del gas naturale liquefatto che alimenta buona parte delle centrali elettriche europee. E come si è visto, l’impatto non è solo sui prezzi: il pericolo è che, a catena, inizino a mancare carburante per gli aerei, diesel per i camion, metano per riscaldare le case il prossimo inverno. Conseguenze destinate a durare anche in caso di conflitto congelato o, peggio, intermittente.

Sulla persistenza della crisi peserà in particolare la situazione del Qatar. Prima della guerra, Doha era il secondo esportatore mondiale di Gnl e uno dei pilastri dell’approvvigionamento europeo, dopo il crollo del gas russo. Gli attacchi iraniani contro gli impianti di Ras Laffan e Mesaieed hanno portato QatarEnergy a sospendere la produzione, con un balzo immediato di circa il 50% dei prezzi del gas in Europa. QatarEnergy stima che gli attacchi abbiano eliminato circa il 17% della capacità di export di Gnl, pari a 12,8 milioni di tonnellate annue, e che questo «buco» resterà aperto per ben 3‑5 anni.

Anche le grandi istituzioni concordano: non sarà un incidente di poche........

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