menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

La Scala cancella il volto nero di Otello: cosa resta del “Moro” di Verdi?

43 0
27.09.2026

Alla Scala di Milano Otello sarà interpretato senza il tradizionale trucco scuro. Sul podio il maestro sudcoreano Myung-Whun Chung, 73 anni come Verdi alla prima dell’opera

Quando il sipario del Teatro alla Scala si alzerà il prossimo 7 dicembre, il pubblico riconoscerà immediatamente quasi tutto ciò che rende Otello uno dei monumenti della storia dell’opera: la tempesta iniziale, l’arrivo del generale vittorioso, l’«Esultate!», la gelosia insinuata con precisione chirurgica da Jago, l’amore di Desdemona trasformato lentamente in una condanna, la musica di Giuseppe Verdi che sembra entrare nella mente dei personaggi prima ancora che loro stessi comprendano ciò che sta accadendo. Ci sarà però qualcosa che, almeno visivamente, non corrisponderà all’immagine con cui generazioni di spettatori hanno imparato a riconoscere il protagonista.

Otello non avrà il volto nero.

Brian Jagde, il tenore statunitense scelto per interpretare il generale nella nuova produzione che inaugurerà la stagione 2026-2027, salirà sul palcoscenico con il proprio colore di pelle. Niente cerone scuro, niente tentativo di trasformare artificialmente un cantante bianco nel «Moro di Venezia». Per la Scala sarà la prima volta, secondo quanto annunciato dal sovrintendente Fortunato Ortombina durante la presentazione della stagione, e sarà inevitabilmente anche uno degli elementi più osservati di una serata che, già sulla carta, concentra una quantità sorprendente di significati: il ritorno di Otello nel teatro dove nacque nel 1887, il debutto di Damiano Michieletto alla regia di una Prima di Sant’Ambrogio e l’inizio dell’era di Myung-Whun Chung alla guida musicale del teatro milanese.

Poi c’è una coincidenza che sembra scritta per accompagnare questo ritorno. Chung ha 73 anni. Giuseppe Verdi ne aveva 73 quando Otello arrivò alla sua prima assoluta alla Scala il 5 febbraio 1887. Lo stesso maestro sudcoreano, presentando la nuova stagione, l’ha sottolineato con una battuta che contiene anche qualcosa di profondamente vero sul rapporto fra un interprete e un capolavoro affrontato nella maturità: «Verdi lo ha scritto a 73 anni e io ho 73 anni, forse l’età giusta per capire».

Centotrentanove anni dopo, quindi, un altro uomo di 73 anni torna a Otello nello stesso teatro. Ma lo fa mentre intorno all’opera è cambiato quasi tutto: il pubblico, la società, il linguaggio della rappresentazione, il modo in cui guardiamo alla razza e perfino ciò che siamo disposti ad accettare come semplice convenzione teatrale.

È proprio qui che l’Otello della Scala smette di essere soltanto una notizia musicale e diventa qualcosa di più interessante. Perché eliminare il trucco nero è relativamente semplice. Capire cosa accada al personaggio quando quel segno scompare lo è molto meno.

Otello è un uomo prima ancora che un colore. Ma il colore esiste

Ortombina ha sintetizzato la scelta sostenendo che «la forza di Otello trascende il colore della pelle». È una frase efficace, e in una certa misura difficilmente contestabile: nessuno dei motivi per cui l’opera di Verdi continua a sconvolgere il pubblico dipende esclusivamente dal colore del volto del protagonista. Otello parla di amore, manipolazione, gelosia, potere, fragilità, paura di non essere abbastanza per la persona che si ama, capacità di un dubbio di trasformarsi in ossessione e infine in violenza. Tutto questo può esistere indipendentemente dalla pigmentazione della pelle di chi canta il ruolo.

Eppure sarebbe altrettanto semplicistico sostenere che il colore non significhi nulla.

Otello è il Moro di Venezia. Shakespeare costruisce intorno alla sua diversità una parte essenziale del personaggio, descrivendo un uomo che occupa una posizione quasi paradossale all’interno della società veneziana: è indispensabile quando serve il generale capace di comandare un esercito e difendere la Repubblica, ma resta un estraneo quando entra nello spazio privato dell’aristocrazia e sposa Desdemona. È contemporaneamente dentro e fuori il sistema, rispettato e osservato, necessario e diverso.

Nel testo shakespeariano i riferimenti alla sua pelle sono espliciti e ripetuti. Nella trasformazione operistica di Arrigo Boito e........

© Panorama