La nuova partita tra Stati e Big Tech
La Rubrica – Cyber Security Week
C’è un momento, quando si guarda un bambino correre verso il mare, in cui anche il genitore più liberale sente il bisogno di alzarsi dalla sdraio. Non perché voglia impedirgli di nuotare, ma perché ha finalmente capito che l’acqua non è un tappeto azzurro, ma un ambiente. Ha correnti, profondità, meduse e, ogni tanto, qualcuno che con il gommone decide di passare troppo vicino alla riva.
Qualcosa di simile sta accadendo con l’intelligenza artificiale. Per anni abbiamo lasciato che il digitale crescesse come una città edificata di nascosto: strade, ponti, piazze, quartieri interi costruiti da soggetti privati mentre gli Stati guardavano, spesso con l’aria di chi pensa che basti arrivare all’inaugurazione per mettere una targa. Poi ci siamo svegliati dentro quella città e abbiamo scoperto che lì passano il denaro, le relazioni, la politica, la guerra, la scuola, la sanità, la memoria e una parte non trascurabile della nostra identità. A quel punto il taglio del nastro era già avvenuto da un pezzo.
Ora il Leviatano Inquieto, come definisco lo stato nel mio ultimo libro “Guerre diffuse”, sembra non voler ripetere l’errore. Negli Stati Uniti, almeno stando alle ultime notizie, Trump firma provvedimenti che rifiutano regolazioni considerate troppo pesanti, ma al tempo stesso rivendicano centralità federale, supremazia americana, sicurezza nazionale e uso strategico dell’IA in ambito militare e di intelligence. Dall’altra parte, alcuni senatori democratici propongono paletti sull’uso........
