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Riscrivere il cancro: le ricerche sulla reversione cellulare

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18.05.2026

Nel suo libro Reversione, Andrea Pensotti ripercorre cento anni di studi e sperimentazioni che potrebbero cambiare l’approccio alla malattia

Se le cellule tumorali, in determinate condizioni, potessero essere “rieducate” e riportate alla normalità?

Il 17 aprile è uscito Reversione del ricercatore Andrea Pensotti, libro che firma il primo studio internazionale di sistematizzazione in questo campo, abbracciando oltre cent’anni di ricerca sulla reversione tumorale. Molti i luminari che hanno recensito positivamente il suo lavoro. Argomento spiegato con uno stile scorrevole e coinvolgente anche per i non addetti ai lavori.

Ogni pagina e ogni aneddoto incuriosiscono e spingono a documentarsi.

Laureato in Chimica e tecnologie farmaceutiche, lavora al suo dottorato proprio sulle reversione tumorale con il professor Mariano Bizzarri, con cui ha firmato alcuni studi pionieristici, isolando e brevettando un gruppo di microRNA che hanno fornito evidenze molto promettenti.

“Questo filone di ricerca è vecchio di cent’anni – racconta Pensotti – ogni volta che analizzavo la letteratura, cercavo un articolo o una citazione, non smettevo di imbattermi in scoperte straordinarie, come scoprire che già nell’Ottocento si assisteva regressioni spontanee di tumori o che negli Anni Quaranta, un biologo vegetale della Rockfeller University aveva indotto una riprogrammazione di cellule tumorali dalla pianta del tabacco. Mi sono appassionato a esaminare questi studi, animato da un vero e proprio spirito d’inchiesta, entrando nelle vite dei protagonisti. E mi sono accorto che nessuno aveva raggruppato e organizzato queste nozioni preziose.”

Nozioni che hai spiegato in maniera chiara e affascinante nel tuo libro “Reversione”

“Il mio libro nasce con l’intenzione di far conoscere queste ricerche al più ampio pubblico possibile. È paradossale: dati così solidi e promettenti sono pressoché sconosciuti non solo al grande pubblico, ma all’intera comunità scientifica. Con la mia ricerca di dottorato ho avuto la possibilità di sistematizzarli e di creare una base culturale da condividere con altri ricercatori. Tanto che sono stato invitato al National Cancer Institute negli Stati Uniti per presentarli. Ma è la divulgazione a poter fare la vera differenza: per attrarre finanziamenti su questo filone dobbiamo prima sensibilizzare........

© Panorama