Quei protagonisti che seppero ridare vita a una terra devastata
Ma perché mezzo secolo dopo siamo a ricordare il terremoto del 1976? E che rapporto hanno con la memoria delle loro macerie le popolazioni colpite dal terremoto in Irpinia, nel Belice, a Amatrice e via elencando le aree martoriate dal sisma?
Da queste domande vogliamo partire, per riflettere insieme. E per dire immediatamente e senza infingimenti che il “caso” Friuli è del tutto sui generis: il terremoto, con il suo fardello di sciagure e di distruzioni, è stato pur tuttavia un evento capace di orientare una società rispetto alle proprie radici, alla propria identità, al proprio destino.
Molto spesso si collega l’Orcolat alla sola data del 6 maggio del 1976 ma per i friulani furono i mesi successivi a caratterizzare una stagione di profondi cambiamenti. Prima gli espropri, poi la certezza: bisognava lasciare casa. La quinta e ultima puntata di Tracce è su tutte le piattaforme audio e qui sul nostro sito
Il terremoto ha chiamato i friulani a rispondere ciascuno personalmente e insieme come un popolo. Con una assunzione diretta di responsabilità. Con tanti buoni, anzi eccellenti esempi cui guardare. Con l’idea di essere un popolo in cammino. Un popolo sofferente, ma orgogliosamente in cammino. La differenza, rispetto a tanti altri eventi tragici che hanno colpito l’Italia, sta qui. E nelle pagine che seguono non altro desideriamo proporre al lettore, se non fare memoria insieme di coloro i quali stavano davanti al popolo in cammino.
Dei funzionari pubblici, degli amministratori, dei........
