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I nemici ansiogeni della legge elettorale

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Eccoli dunque i costituzionalisti “ansiogeni”, quelli che se una legge non piace allora è incostituzionale, che «prendono il testimone dalla politica» (Zaccaria dixit), e che per poter rovesciare la sconfitta in Parlamento si rivolgono alla famosa «società civile» (in realtà, come vedremo, alla magistratura). Quelli che, avendo appunto perduto in Parlamento, chiedono aiuto prima a papà Mattarella e poi a mamma Consulta, con questo però manifestando, insieme ai partiti che li appoggiano, un difetto di iniziativa politica e una concezione del tutto parziale della Costituzione (dico tutto questo con affetto, perché molti di questi costituzionalisti sono colleghe e colleghi che stimo).

IL COLLE HA PROMULGATO Accade però che il Presidente della Repubblica, evidentemente non rilevando vizi così clamorosi come quelli che loro denunciano, li ha rimbalzati firmando la legge in fretta (di ciò si son lette versioni bizzarre: avrebbe firmato subito non per assenza di evidenti incostituzionalità, ma per dar più tempo agli oppositori della legge di preparare i loro ricorsi....). E allora ecco i ricorsi alla magistratura. Innanzitutto, ai Tribunali civili: gruppi di elettori chiederanno l’accertamento della conformità a Costituzione delle regole relative al loro diritto di voto, sostenendo che lo Stabilicum lede una miriade di articoli della Costituzione. E per poter decidere, i Tribunali (quantomeno, quelli che daranno loro retta) dovranno portare i dubbi di costituzionalità sulla legge elettorale di fronte alla Corte costituzionale.

Esaminiamo, dunque, alcuni di questi fieri dubbi. Con due precisazioni preliminari. Primo, avanzare qualche sommessa perplessità sulla fondatezza di alcuni di questi dubbi non significa affatto condividere entusiasticamente questa legge elettorale: un conto, come si diceva, sono i vizi giuridici, un altro le obiezioni politiche. Secondo, la Corte costituzionale non potrà verosimilmente........

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