Ecco il bestiario della cancel culture all'italiana
Il giorno della fine della fase woke? Il dibattito a seguito delle parole della statunitense Alexandria Ocasio-Cortez - «Il primo woke? È stato folle» - copre il finire dell’estate. Cosa resta, quindi, della cultura della cancellazione in Italia? Apriamo la Treccani. «Woke. Detto di chi si sente consapevole dell’ingiustizia rappresentata da razzismo, disuguaglianza economica e sociale e da qualunque manifestazione di discriminazione verso i meno protetti», in sostanza la solita divisione manichea del mondo. L’inizio? Chi come Enrico Franceschini, su Repubblica, lo fa risalire agli anni ’40 negli States e chi ai tempi del MeToo - a colpi di hashtag quando nel 2017 venne accusato di violenza sessuale il produttore cinematografico Hervey Weinstein aprendo, in questo modo, lo scandalo a Hollywood. Oppure chi, arrivando al 2020, lo lega alle proteste del movimento Black Lives Matter.
Così la colpa dell’atroce morte di George Floyd da attribuire alla bianchezza. Il nostro Parlamento il 9 giugno 2020 ha registrato l’inginocchiamento, simbolo della battaglia Blm, di Laura Boldrini. «È importante........
