Giorgia parla di speranza, Elly difende lo status quo
Stili e argomenti diversi fino all’ultimo. All’edizione speciale del Tg La7 per il referendum va in onda il duello, in differita, tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein: ognuna è intervistata da sola da Enrico Mentana, non si incrociano nemmeno negli studi. È l’occasione per lanciare l’appello finale agli elettori prima del silenzio imposto dalla legge, e il risultato è la giusta conclusione di quello che si è visto finora. Da una parte, una premier che sta sui contenuti della riforma e fa il possibile per renderli semplici.
Dall’altra, una leader d’opposizione che attribuisce al governo il disegno eversivo per cui «chi prende un voto in più alle elezioni non debba essere giudicato» e appena può devia il discorso su altri argomenti, come la vicenda di Garlasco e la politica di Donald Trump.
In questa sfida tra opposti, la premier, vestita di bianco e grigio chiaro, è la modernizzatrice, la riformista. Spiega che quello che la preoccupa, qualora dovesse vincere il No, «è il messaggio che in questa nazione le cose che non funzionano non si possono cambiare. Che noi non siamo in grado di correggere le storture del sistema». Questo, ammette, «mi spaventa», ma il prezzo «lo pagherebbero i cittadini», non il governo, perché lei - ripete per l’ennesima volta........
