Calabresi a Milano risveglia l'arroganza della sinistra
E no, non si fa così. Non si butta il pallone in mezzo al campo quando l’allenatore (nel pallone...) sta discettando di schema e formazione, modulo di gioco e tattica, con i suoi assistenti. «È presto, stiamo seguendo e supportando il percorso del Partito Democratico di Milano che si concentra sui temi, non vi stupirà se anche qui dico: prima scriviamo il programma poi troviamo i nomi», ha tuonato l’altra sera la segretaria del Pd, Elly Schlein, presa in contropiede dalla candidatura, o scesa in campo se preferite, dell’ex direttore di Repubblica e La Stampa, Mario Calabresi, che si è pure dimesso da tutte le cariche che aveva in Chora Media, realtà che ha contribuito a fondare. Un modo per rendere ancor più chiare le sue intenzioni. E no, non si fa così....
Perché il Pd, tanto quello di Elly quanto quello dei suoi predecessori (Matteo Renzi in particolare, poi capirete perché...) non è abituato a subire, ma a imporre, a tracciare il solco nel quale gettare il seme. E Calabresi, con la sua mossa del Cavallo (l’annuncio due giorni prima dell’inizio della festa de L’Unità di Milano dove sarà di scena il 12...), ha fatto saltare il tappo, mettendo a nudo il Re. Un Re, il vertice del Pd appunto, intimamente convinto del fatto che a Milano il centrosinistra vince a prescindere, per dirla con Totò. Come se il capoluogo........
