Quando Galli Della Loggia avvertiva contro i rischi del multiculturalismo acritico
Ci sono notizie che sembrano anticipare il destino di una nazione. Alla scuola “Giulio Cesare” di Mestre sono rimasti tre cognomi italiani. Non è un dettaglio statistico e neppure una curiosità di provincia. È un campanello che suona dentro un edificio dal quale, nel frattempo, stanno scappando quasi tutti, professori e bidelli compresi. Ma sarebbe un errore fermarsi alla contrapposizione, ormai consunta, tra «italiani» e «stranieri». La questione vera è un’altra: che cosa deve essere una scuola italiana quando la maggioranza dei suoi studenti proviene da famiglie che hanno un’altra storia, un’altra lingua e, in alcuni casi, un’altra cultura di riferimento?
È la domanda che, alla fine di luglio aveva posto Ernesto Galli della Loggia, in un editoriale sul Corriere della Sera “Parlare (davvero) di scuola”. Aveva immaginato aule composte per il 70........
