Et dona ferentes
Nella primavera del 2014, in un momento in cui l’Unione Europea stava minacciando la Grecia di esclusione dal novero degli stati membri a causa della sua situazione economica interna, un artista di strada aveva affidato la sua voce ai muri di Lisbona ripetendo dappertutto, con uno stancil, che “Siamo tutti greci”.
A prima vista potrebbe sembrare una frase ovvia, ma dal momento che l’eventualità che si profilava era assurda, credo che quell’artista avesse voluto fissare su intonaci e pietra l’unica risposta sensata contro l’ipotesi folle di un’Europa senza la Grecia. C’è da dire che quell’espulsione operata dal Consiglio Europeo avrebbe avuto del tragico anche perché non sarebbe stata che l’attuazione, di certo inconsapevole, di un agire di chiara matrice culturale greca: Aristotele, infatti, nella Politica, scrive che la polis, la città intesa come nucleo amministrativo e politico che riunisce dentro di sé gli individui divenuti cittadini (che al tempo di Aristotele erano solo coloro che avevano diritto di partecipare alla sua gestione, cioè i maschi liberi, nati da greci e di censo elevato, ossia con una rendita sufficiente a non doversi preoccupare del proprio sostentamento) è anteriore, e quindi più importante, all’individuo e alla famiglia, embrione dell’aggregato sociale che nasce a seguito della naturale tendenza dell’animale umano a riunirsi. Per spiegare questa logica con una similitudine, si potrebbe dire che così come una gamba non è indipendente dal corpo, ma trova il proprio significato nella funzione che svolge, nel porre in atto il fine per cui esiste, allo stesso modo la famiglia e l’individuo non sono altro che elementi parziali di quel tutto che è la città, unica dimensione che permette loro di giustificare ed esprimere la propria ragion d’essere. È per questo, dunque, che la polis, per Aristotele, «è anteriore alla famiglia e a ciascuno di noi, perché il tutto deve necessariamente essere anteriore alla parte». L’Unione Europea, allora, avrebbe incarnato la funzione di questo «tutto» di cui scrive il filosofo, che si costituisce cronologicamente dopo gli stati membri, ma che li precede logicamente in quanto condizione finale dello sviluppo. A loro volta, dunque, gli stati membri non sarebbero che le parti dell’Unione prese in una fase intermedia di evoluzione, non potendo non aggregarsi per esprimere appieno l’essenza che li anima.
Ecco che allora, se una parte del tutto si........
