Ferrara, lettere minatorie a Lodi. Arquà: «Mi disse lui di inviarle»
Ferrara, lettere minatorie a Lodi. Arquà: «Mi disse lui di inviarle»
La versione dell’ex consigliera nel processo sulle minacce all’ex vicesindaco: «Voleva essere una vittima»
Ferrara «Mi disse di inviargli lettere anonime perché voleva essere una vittima». È il cuore delle dichiarazioni di Rossella Arquà nel processo sulle minacce all’ex vicesindaco Nicola Lodi, davanti al giudice Giuseppe Palasciano, con la sostituta procuratrice Isabella Cavallari. Una versione che, se confermata, ribalterebbe la lettura della vicenda.
In aula l’ex consigliera — difesa dagli avvocati Fabio Anselmo e Bernardo Gentile — ricostruisce un rapporto totalizzante: Lodi «un idolo», «per lui ho fatto di tutto», fino a diventare «il suo braccio destro». Un legame che, dice, spiega perché avrebbe agito «su sua richiesta e nel suo interesse»: «Ogni volta che mettevo una lettera dovevo avvisarlo».
Il punto più rilevante, però, riguarda i tempi dei sospetti. Matteo Benea, socio della Securfox incaricata del monitoraggio, colloca già al 5 maggio un passaggio chiave: è in quel momento che Lodi segnala che........
