Salvini, sì ai vice ma non del Nord: Zaia e Fedriga verso il rifiuto
In questa guerra dei nervi, si sono guardati in faccia mercoledì mattina, 10 giugno. Più di tre ore tesissime, stretti nella stessa stanza di palazzo Montecitorio. Per una volta, indifferenti alla selva di microfoni che li aspettava fuori.
I giornalisti assiepati all’esterno di sala Salvadori, al primo piano, e lungo la strada, davanti agli uffici di via del Vicario, barriera per lo slalom dei turisti, con in mano il gelato di Giolitti. Lì per raccogliere le dichiarazioni a margine, interpretare la mimica, cogliere le sfumature.
Aspettative alte, per un incontro dallo svolgimento ben più prosaico. E dal finale ancora da scrivere, ma dal sapore di rottura definitiva. Matteo Salvini che tende il ramoscello d’ulivo – almeno, la forma è quella – a Luca Zaia e Massimiliano Fedriga, proponendo a entrambi il ruolo di vicesegretari federali, e loro che rifiutano.
Rifiuteranno: mercoledì 17, secondo capitolo della saga iniziata mercoledì 10, ancora e ostinatamente nel segno della Lega nazionale – quella del ponte sullo Stretto, per capirsi – e di Matteo Salvini.
Il no alla vicesegreteria
«È andata benissimo, benissimo» concedeva mercoledì Zaia, raramente così avaro di parole, ai cronisti che gli chiedevano conto della riunione-fiume. Scivolando via tra le domande e le telecamere, mentre il suo compagno d’avventura Fedriga approfittava del caos di schermi per andarsene a sua volta.
«Benissimo», assicurava Zaia.........
