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Redi, il genio a tutto campo. Il medico dei Granduchi che amava cioccolata e poesia

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05.04.2026

Una mostra celebra lo scienziato poliedrico che si è raccontato nel Libro dei Ricordi. Fondamentali sono state le sue scoperte in biologia applicando il metodo di Galileo. .

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Nel quarto centenario della nascita Arezzo celebra Francesco Redi con una mostra alla Galleria Comunale d’Arte Contemporanea. Si tratta di uno sforzo organizzativo veramente notevole per le caratteristiche di ampiezza delle ben nove sezioni tematiche di cui si compone, che la rendono esauriente, anzi esaustiva: Francesco, le ricordanze e la genealogia; la libreria rediana; il legame indissolubile con Arezzo; dalle vipere in poi: le opere scientifiche; sull’uso della parola: i vocabolari e gli accademici; Bacco e gli altri scritti letterari; eruditi, colleghi e allievi; la discendenza Redi; dopo di lui: opere postume. Sono infatti in esposizione ben 70 opere dello scienziato e letterato aretino, fra le quali per la prima volta in assoluto il Libro dei Ricordi, iniziato a scrivere fin dai vent’anni e proseguito per tutta la vita. È un affascinante diario di bordo che registra i successi, le aspirazioni e le lotte di una vita trascorsa fra le cure della corte medicea, gli interessi personali, il rapporto con le massime espressioni della cultura letteraria e scientifica contemporanea e... l’occhio perennemente incollato al microscopio: caratteristica questa che consentì al nostro di fare le scoperte più clamorose, a partire dall’individuazione dell’acaro della scabbia per cui si può considerare di fatto anche il fondatore della parassitologia moderna.

Scienziato e cortigiano, senza alcun problema a gestire questo tipico portato dell’epoca, il Redi è stato medico personale di due Granduchi di Toscana, Ferdinando II e Cosimo III, nonché accademico della Crusca, del Cimento e dell’Arcadia. Capace di muoversi egregiamente nel padroneggiare le cosiddette “due culture”, è stato di fatto lo scienziato che ha applicato alla biologia il metodo di Galileo, e al tempo stesso il letterato brillante che ha compiuto fondamentali studi filologici (concretizzatisi soprattutto nel Vocabolario aretino, pubblicato da Alberto Nocentini) e si è rivelato formidabile verseggiatore con il celebre ditirambo Bacco in Toscana del quale esiste oggi l’edizione critica definitiva curata da Gabriele Bucchi, caratterizzata dalla scoperta di vari manoscritti inediti, fra i quali fondamentale una copia autografa conservata nell’Archivio di Stato di Firenze.

Il Redi classificò, analizzò e rappresentò con disegni piccoli insetti e animali esotici come biologo. Sfatò credenze sugli animali provenienti dall’Asia e dalle Americhe, cui si attribuivano poteri straordinari. Sensazionale la sua scoperta che ogni essere vivente è generato da un altro essere vivente della stessa specie: con il celeberrimo esperimento della carne protetta da una garza che impediva alle mosche di depositare le uova, sfatò definitivamente la teoria della cosiddetta generazione spontanea. Accanto alla fondamentale valenza di scienziato, fu abile disegnatore (frequentò con profitto la scuola di disegno di Remigio Cantagallina), poliglotta, insigne verseggiatore, se non proprio poeta (il suo Bacco in Toscana è comunque un capolavoro) e musicista (suonava il flauto, lo strumento principe del ’600)). Oltre alla conoscenza accademica perfetta del latino e del greco, imparò fin da giovane il francese e lo spagnolo.

Si dedicò alle lingue orientali con un’infarinatura del persiano e dell’etiopico, ma apprese l’arabo che parlava correntemente: evidentemente aveva capito con oltre tre secoli di anticipo con chi bisognava fare i conti. Chicca sulla torta: fu anche un temibile spadaccino. Era dunque maestro in tutte le discipline che sono oggetto di studio in un liceo scientifico, ivi inclusa l’educazione fisica e sportiva: giustissima, dunque, l’intitolazione al suo nome del Liceo Scientifico di Arezzo.

Una curiosità: la sua formula della cioccolata al gelsomino era alla corte dei Medici segreto di stato perché il Granduca se ne serviva per omaggiare i potenti di mezza Europa in occasione delle festività natalizie. Da anni è un cavallo di battaglia di Danielo Vestri. La biblioteca di Francesco Redi è divisa fra l’Accademia Petrarca e la Biblioteca di Arezzo a Palazzo Pretorio (ca. 2000 per parte). Desta particolare interesse il libriccino di Basilio Valentini: Haliografia, un trattato sui sali e sulle loro virtù. Il Redi vi ha apposto una scritta autografa: “Se queste cose fossero vere sarebbe la bella cosa per la medicina; ma le virtù che l’autore assegna a questi suoi sali sono tutte, tutte favole; è un libro fatto a tavolino e non con le esperienze le quali sono necessarissime. Così dice Francesco Redi”.

Orgoglio dello scienziato che rivendica il valore della scienza sperimentale e della ricerca e parla con l’occhio fisso al microscopio e non dello pseudostudioso che racconta favole. Il frontespizio reca, ripetuta stizzosamente più volte tutto intorno, la scritta a lettere maiuscole: Nugae (sciocchezze).

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