Dubai, i missili e le ore nel bunker. “Chiusi nei sotterranei a pregare. Al ritorno in aereo l’inno di Mameli”
Francesca Angeli con Giovanni Picano e Maria Rosa Berti Lorenzi in uno scatto prima che cominciasse l’inferno a Dubai
Articolo: L’odissea delle famiglie bloccate alle Maldive: “Ci hanno proposto charter fino a 2.000 euro a testa”
Articolo: Leila, l’Iran e lo stop ai pacifisti: “Forse ho detto qualcosa che non piace. Hanno annullato il dibattito sulle donne”
Articolo: “Il mio popolo aspettava quegli aerei”. Leila, l’attivista iraniana che ha fermato il corteo pacifista: “Ora parlo io”
Firenze, 5 marzo 2026 – Erano partiti per cinque giorni di sole e mare, e si sono ritrovati a correre sotto le bombe. La vacanza a Dubai di tre fiorentini, Francesca Angeli con Giovanni Picano e Maria Rosa Berti Lorenzi, si è trasformata in un incubo che sembrava uscito da un film di guerra, prima della gioia liberatoria del rientro in Italia. Un viaggio organizzato da tempo, valigie leggere, costumi e crema solare, e invece la paura improvvisa che ti stringe lo stomaco e ti cambia lo sguardo.
“Sabato sera eravamo in albergo sul mare, in stanza, quando abbiamo sentito un’esplosione fortissima”, racconta Francesca, ancora con la voce segnata dalla tensione. “All’inizio non capivamo, poi è scattato l’allarme. Ci hanno detto di scendere subito”. In pochi minuti hanno lasciato la camera e si sono precipitati giù per le scale insieme agli altri ospiti. Niente ascensori, solo il rumore dei passi, le sirene, il cuore che batteva in gola.
"Cosa sta succedendo?”
“Ci siamo guardati senza parlare, ognuno con la stessa domanda negli occhi: cosa sta succedendo?”. Nel sotterraneo dell’hotel hanno passato la notte. “Ci hanno sistemati come potevano, con panchine, sedie, asciugamani. C’erano tanti bimbi, famiglie intere. Il personale è stato straordinario, ci hanno coccolati, tranquillizzati, portato acqua”. Qualcuno provava a scherzare per alleggerire la tensione, altri fissavano il telefono in attesa di notizie. Ma la paura restava. “Il rumore di una bomba è micidiale, ti entra dentro. Non lo dimentichi più”.
Una vita spesa per il territorio. La comunità piange “Mino”, fu presidente della Bonifica
Ogni boato faceva sobbalzare tutti, qualcuno pregava sottovoce. Fuori, la città che fino a poche ore prima era sinonimo di vacanza e leggerezza sembrava irriconoscibile. “Il momento peggiore è stato proprio sabato sera, quando ci hanno mandato giù. Una situazione tremenda, di quelle che vedi nei film”. C’è chi da allora non è più uscito dalla camera, chi ha deciso di anticipare la partenza.
La ricerca della normalità
Loro, nei giorni successivi, hanno provato a mantenere una parvenza di normalità. “Noi al mare andavamo, cercavamo di non farci sopraffare. Restare chiusi in stanza ci sembrava peggio”. Martedì la speranza di tornare a casa. Erano già in aeroporto, pronti a partire, quando è arrivato un nuovo alert. “Hanno fatto rientrare tutti dentro. Siamo corsi con le valigie. Un’altra ondata di panico”. Scene concitate, bambini in braccio ai genitori, persone sedute a terra in attesa di informazioni. Hanno aspettato diciotto ore, fino alla mattina di mercoledì.
“Abbiamo dormito in aeroporto, per terra, con le valigie come cuscino. Ci avevano dato la possibilità di andare a dormire in una struttura lì vicino, ma non volevamo rischiare di perdere il volo. Così siamo rimasti lì”. La stanchezza si mescolava alla tensione, il tempo sembrava non passare mai. In quelle ore sospese, tra stanchezza e paura, il telefono è stato l’unico filo con casa. Messaggi continui, chiamate, la voglia di rassicurare chi era in Toscana e allo stesso tempo di sentirsi rassicurati. “La Farnesina è stata molto gentile, ci ha dato informazioni utili, ci siamo sentiti seguiti”. Ma l’ansia non mollava. “In volo abbiamo viaggiato a bassa quota. Quando l’aereo ha decollato eravamo felicissimi. Ci siamo guardati e abbiamo capito che il peggio era alle spalle”.
L’applauso liberatorio
Qualcuno ha applaudito già in pista. L’atterraggio a Bergamo-Orio al serio è stato un’esplosione di emozioni. “Appena abbiamo toccato terra qualcuno ha iniziato a cantare l’inno d’Italia, e lo abbiamo cantato tutti insieme. Un momento emozionante, c’era chi era commosso”. Un coro spontaneo, liberatorio, che ha unito sconosciuti accomunati dalla stessa esperienza. Sullo schermo dell’aeroporto una scritta che sembrava dedicata a loro: “Finalmente a casa”. “Non vediamo l’ora di tornare in Toscana”, dice Francesca. La paura resta negli occhi e nei ricordi, ma più forte è la gioia del rientro.
“Quando abbiamo sentito le bombe abbiamo capito quanto è fragile tutto. Tornare a casa, abbracciare i nostri cari, è la cosa più bella”. Una vacanza iniziata con il rumore delle onde e finita con quello delle esplosioni, e poi con un coro liberatorio per celebrare la vita e il ritorno.
© Riproduzione riservata
