Quell’ultima lacrima di Ginettaccio. “Che lezione la sua bontà silenziosa. Coppi e la borraccia? Vi dico tutto”
Gioia Bartali con il nonno Gino
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Firenze, 21 giugno 2026 – Di pennarelli e di confini. Di solchi. Oltre i quali non si va, secondo un’etica forte e genuina – figlia di quei piccoli mondi antichi che furono – in cui le cosce d’amianto di Ginettaccio si forgiarono. Tra la polvere, sui pedali, nei silenzi della gente di una volta. Solchi tracciati con quella la voce là. Rauca, solida, dolcissima.
Gioia Bartali, nipote dell’“Intramontabile”, marchia subito queste righe con una metafora che vale una vita.
Il primo ricordo di suo nonno?
“Avevo cinque anni. Lui entra in casa, io stavo disegnando. Male, come può fare una bambina. Allora lui prese la mia mano e la guidò a disegnare dentro i margini. Il margine nella sua vita ha un significato enorme”.
Credo di aver intuito...
“Stare attenti a non andare mai oltre, custodire i valori come l’amore per la famiglia, la fede, la perseveranza nello sport. Da quel giorno neanche io oltrepasso più i margini”.
Bartali era un uomo........
