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“Olimpiadi e Paralimpiadi, ora serve un unico evento”. Locatelli, ministro per le Disabilità: “Anche i compensi vanno equiparati” /

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07.03.2026

“Olimpiadi e Paralimpiadi, ora serve un unico evento”. Locatelli, ministro per le Disabilità: “Anche i compensi vanno equiparati”

“Olimpiadi e Paralimpiadi, ora serve un unico evento”. Locatelli, ministro per le Disabilità: “Anche i compensi vanno equiparati”

L’appello: Olimpiadi e Paralimpiadi si devono svolgere contestualmente. “Dobbiamo vedere in ogni persona che abbiamo vicino le sue capacità”

La ministra per le Disabilita' Alessandra Locatelli in aula alla Camera dei Deputati durante il Question Time

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Verona, 7 marzo 2026 – Alessandra Locatelli è il ministro per le Disabilità. E quindi l’osservatorio dal quale guarda alle Paralimpiadi iniziate ieri con la cerimonia inaugurale di Verona è unico.

Ministro Locatelli, partiamo dalla fine. Che cosa si aspetta che resti, una volta finite queste Paralimpiadi?

“Oltre alle legacy di cui si è parlato tanto, in particolare per un sito storico come quello dell’Arena di Verona, questi Giochi sono un segnale forte per l’accessibilità alle strutture. Io però mi auguro soprattutto che quando finiranno le gare e si spegneranno i riflettori ci possa essere una continuità, nella consapevolezza di tutti, che queste grandi manifestazioni non sono solo sportive, ma ci parlano del superamento di tutti i limiti anche nella vita quotidiana. Abbiamo il dovere di lavorare ancora di più per garantire il pieno diritto di tutti alla cittadinanza, che non è solo nello sport, ma è nel lavoro, nella vita sociale, relazionale e quindi riguarda tutti. Nessuno si può chiamare fuori”.

Come ministero, avete presentato richieste particolari?

“Abbiamo chiesto di partecipare ai tavoli, quelli sull’accessibilità e l’accoglienza, abbiamo fatto sopralluoghi e abbiamo chiesto di essere molto attenti alla comunicazione: il tema del linguaggio dei segni per le persone sorde, per le persone cieche o ipovedenti, la possibilità di avere commenti nei video anche con applicazioni dedicate. Soprattutto ci siamo posti il tema dell’accoglienza in termini di formazione dei volontari per accogliere tutti, non solo gli atleti. Ma questo vale per tutti gli eventi”.

Si parla spesso della possibilità di tenere Olimpiadi e Paralimpiadi negli stessi giorni.

“I rappresentanti di questi due mondi spesso dicono che sia una cosa difficile da realizzare sul piano tecnico. Io sono convinta che nel corso della storia ci siano stati diversi cambiamenti che rispettano i tempi e un mondo che cambia, credo che sia arrivato il momento: Olimpiadi e Paralimpiadi si devono svolgere contestualmente, sotto lo stesso simbolo. E sarebbe molto più dignitoso per tutti se i nostri atleti sfilassero insieme in un’unica cerimonia. Le persone con disabilità non sono le stesse di 50 anni fa, hanno raggiunto obiettivi importanti ed è giusto che abbiano le stesse opportunità. I nostri atleti hanno il diritto, dato l’impegno, l’allenamento costante e i grandissimi risultati, di avere la stessa visibilità di tutti gli atleti di altissimo livello. Ad oggi non è ancora così, e a me non piace”.

I simboli dello sport aiutano in questo percorso?

“Sono utili per spingere verso una cultura diversa. Ad oggi questa separazione non aiuta ad andare incontro al diritto di tutti di vivere una vita pienamente da cittadini in tutti i campi. I campioni possono aiutare ad arrivare ad uno sguardo nuovo, a guardare le potenzialità e non i limiti. Ma sempre, non solo quando ci sono le Paralimpiadi. E c’è un’altra differenza che non mi piace”.

“Il compenso per chi prende una medaglia non è equiparato a quello degli atleti delle Olimpiadi, e invece dovrebbe avere lo stesso valore”.

A proposito di soldi: costa di più abbattere le barriere fisiche o quelle mentali?

“Non è neanche quantificabile quanto possa servire in termini economici per dare una svolta culturale. Sono stati fatti tanti passi avanti, ma serve un impegno di coscienza, di responsabilità, di consapevolezza che non può essere solo delle istituzioni, del terzo settore, delle associazioni o delle famiglie. Deve essere davvero di tutti, dobbiamo vedere in ogni persona che abbiamo vicino le sue capacità, i suoi talenti, il suo valore e puntare su quello. Fare emergere le qualità di una persona non ha prezzo”.

Lei era già stata ministro con un altro governo, stesso dicastero. Che cosa è cambiato?

“Posso solo dire che io sono più esperta oggi, aver fatto l’assessore regionale in un momento complesso come quello del Covid, tra le due esperienze, mi ha insegnato moltissimo. Sono molto più determinata. La legge sul riconoscimento dei caregiver è un passo importante, vorrei continuare a fare ancora tante cose sul piano della rivoluzione culturale”.

Lavorare con lo sport è più facile?

“È un mondo molto organizzato, questo è un vantaggio, le persone sono orientate a parlare in termini di progetto di vita, portano le esperienze che hanno fatto nel percorso sportivo non solo sul piano agonistico. È bello confrontarsi col mondo sportivo perché è molto ricco, i volontari, i tecnici, le associazioni che ne fanno parte sono molto diversi, ma soprattutto gli atleti hanno uno spirito che veramente è un modello”.

Ministro, fa il tifo per qualche azzurro in particolare?

“Bertagnolli sicuramente ha la possibilità di fare tanto, ma anche René Di Silvestro, Romele, Chiara Mazzel, e tutti gli altri. Sono tutti bravissimi e secondo me meritano davvero un grande successo e un grande tifo”.

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