menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Achille Lauro e gli ‘Incoscienti giovani’ a Firenze. “Voglio solo stupire me stesso”

18 0
17.03.2026

Achille Lauro in concerto

Articolo: Achille Lauro e Fiorentina-Inter, piano straordinario per l’accesso al concerto

Articolo: Marco è l’uomo più affascinante d’Italia

Articolo: Carlo Alberto e Graziella, 82 anni d’amore nati da un sorso d’acqua durante la guerra

Firenze, 17 marzo 2026 – Incosciente (ex) giovane. Lo stupore per lui, Lauro De Marinis in arte Achille Lauro, non è un effetto speciale, ma una direzione. “Negli anni, soprattutto a Sanremo, mi è stato spesso rimproverato un gusto eccessivo per l’effetto sorpresa” dice “quasi che ogni gesto fosse calcolato per scuotere il pubblico, ma non è così” assicura l’artista romano, nell’attesa di approdare sabato e domenica (ore 21) al Mandela Forum di Firenze per due notti all’insegna del sold out. “Non ho mai cercato lo stupore degli altri, ma soltanto il mio”.

Fin dall’iniziale ’Amor’, lo show mette al centro l’ultimo album ’Comuni mortali’, arrivato dopo l’exploit sanremese di ’Incoscienti giovani’ per vedere l’idolo romano tra la gente, con le sue canzoni, il suo glamour, ma anche i buoni propositi di quella Fondazione Madre appena creata per offrire un sostegno ai ragazzi fragili. “Oggi sento di avere con chi mi ascolta un legame vero, quasi fisico” ammette lui, 35 anni, e un nuovo singolo, ’In viaggio verso il paradiso’, in radio da venerdì 20 marzo, accompagnato da un videoclip girato a Bari durante la tappa pugliese di questo tour. “Il repertorio di ‘Comuni mortali’ non è nato inseguendo numeri, algoritmi o classifiche, ma da un’altra ambizione: quella di scrivere grandi canzoni. Brani che magari non fanno immediatamente rumore, ma piano piano trovano spazio in chi li ascolta” dice l’artista, convinto che alla fine, l’unico vero traguardo è lasciare qualcosa nella gente. “Lo stesso che hanno fatto certi grandi cantautori con me. Innanzitutto, Antonello Venditti, uno di quelli che ti fa capire cosa può essere davvero una canzone”.

Il disco è stato scritto tra Los Angeles e New York, città dove la musica sembra correre sempre più veloce “ma la prima reazione dei miei amici, ascoltandolo, è stata: ‘sembra la musica de Torvajanica’. E forse non a caso, per molti di noi Torvajanica rappresentava, infatti, l’estate, il mare, l’autoradio che accompagnava ogni momento della nostra giornata. Canzoni diventate ricordi mescolandosi alle ragazzate, alle amicizie, alle scoperte, di un’età straordinaria. In fondo ognuno di noi ha la sua Torvajanica, un luogo reale o immaginato dove la musica smette di essere soltanto musica e diventa memoria condivisa. Un pezzo di vita che continua a ‘suonare’ nel tempo”.

© Riproduzione riservata


© La Nazione