Il risiko delle Partecipate. Verso la proroga ’elettorale’. Più tempo per Irace in Plures
Agli Uffizi in arrivo a giorni il nuovo Consiglio di amministrazione ormai scaduto. Gli equilibri potrebbero ribaltarsi alla luce dei risultati alle prossime amministrative.
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Uno scacchiere complesso che nel giro di pochi mesi potrebbe subire trasformazioni importanti. E dal peso politico non indifferente. È il risiko delle Partecipate, un delicato sistema di nomine destinato a spostare gli equilibri attuali. A fine mese scadrà infatti la governance di Estra e al giro di boa ci sono anche i vertici di Alia Plures e Publiacqua. Una partita in cui a decidere sono i soci, ovvero i Comuni. Molti dei quali però sono in stand-by, perché sotto elezioni amministrative. Prato, che è il secondo azionista più importante dopo Firenze, addirittura è commissariato. Devono eleggere il sindaco a maggio anche i Comuni di Arezzo, Pistoia e Sesto Fiorentino che hanno quote rilevanti. In un contesto così incerto e delicato è chiaro che la scelta più logica sembra essere quella di una proroga-ponte dei consigli di amministrazione delle società, in attesa del voto amministrativo.
"Le nomine nelle Partecipate sono frutto di accordi tra gli azionisti principali – spiega Giovanni Bettarini, assessore di Palazzo Vecchio con la delega proprio alle Partecipate –. Quando scadranno i vari Cda delle società, mancheranno gli interlocutori fondamentali quindi valuteremo la soluzione più opportuna". Tradotto: il Comune di Firenze è pronto ad avallare la soluzione della proroga per scavallare le elezioni amministrative e sedersi con i nuovi sindaci per discutere delle future nomine.
Ma in quali tempi? Tra la chiamata alle urne prevista a maggio, gli eventuali ballottaggi a giugno, la scelta delle squadre di governo e i vari insediamenti, con ogni probabilità se ne riparlerà a settembre. Ma il tema è già di stretta attualità perché la nomina di Francesco Macrì a presidente di Leonardo, arrivata come un fulmine a ciel sereno, rischia di sparigliare le carte in Estra, dove l’ultima parola è sempre spettata a Coingas Spa, espressione del Comune di Arezzo. Città nella quale, se dovesse vincere le elezioni Vincenzo Ceccarelli, ex assessore regionale, attuale capogruppo dem a Palazzo del Pegaso e soprattutto candidato sindaco per il centrosinistra, il quadro potrebbe cambiare con la scelta che a quel punto potrebbe essere espressione del Pd anziché del centrodestra. Questo forse è il nodo principale da sciogliere, anche perché con Macrì a Leonardo i dem, se al governo della città, potrebbero spingere per un nome che sia espressione della loro area. Non solo, perché eventuali ribaltoni anche negli altri Comuni potrebbero ridefinire la mappa degli equilibri. In bilico soprattutto la posizione di Alberto Irace, amministratore delegato del gruppo Plures (ex Alia), caldeggiato dai riformisti del Pd ma al centro dei mal di pancia dell’ala schleiniana, anche se notevolmente attenuati negli ultimi tempi di maggiore debolezza politica.
La partita delle Partecipate comunque si gioca tutta nei servizi. Per quanto riguarda le altre dodici società a controllo pubblico non sono previsti scossoni per almeno i prossimi due o tre anni. Le nomine infatti sono state tutte rinnovate di recente. Discorso diverso per la cultura. A iniziare dalla Fondazione Marini San Pancrazio (che gestisce il Museo Marino Marini di Firenze) dove nel 2024 venne nominata nel Cda Claudia Conte, finita al centro delle cronache per la relazione (da lei dichiarata) con il ministro Matteo Piantedosi. Nomina oggi nel mirino di Italia Viva che ha presentato due interrogazioni, una in Parlamento e l’altra a Palazzo Vecchio.
C’è poi lo spinoso capitolo Uffizzi. Il Consiglio d’amministrazione delle Gallerie (4 membri più il direttore) è scaduto a fine dicembre 2025 e al momento non è stato rinnovato. In questi quattro mesi, quindi, il Ministero della Cultura non ha ritenuto di provvedere alla proroga del Cda nominato 5 anni fa dall’allora ministro Dario Franceschini. E neppure alla sua sostituzione. Ma le nomine dovrebbero arrivare a breve visto che il 30 aprile dovrà essere approvato il bilancio consuntivo 2025 e sarà necessario un Cda in esercizio con pieni poteri.
Il ‘vecchio’ Cda era composto da Stefano Casciu, ex direttore regionale dei musei nazionali della Toscana, Fulvio Cervini, docente ordinario di Storia dell’arte medioevale e attualmente direttore del dipartimento Sagas dell’Università di Firenze, Aurélie Filippetti già ministra della cultura francese, e Valdo Spini, ex ministro dell’ambiente nei governi Ciampi e Amato I e già assessore alla cultura del Comune di Firenze.
Barbara BertiAlessandro Pistolesi
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