La guerra non libera le donne. Dal regime iraniano alla strage della scuola, i diritti non nascono dalle crisi
Le tombe per le vittime dell'attacco Usa contro una scuola femminile nella città di Minab (Ansa)
Roma, 8 marzo 2026 – Siccome è l’8 marzo, siccome oggi è la giornata internazionale della donna, vale la pena parlare di questa nuova orrenda guerra - di tutte le sue incognite - cominciando da due immagini che di donne parlano.
La prima è di pochi giorni fa.
Minab, sud dell’Iran, 28 febbraio 2026.
Un campo grigio e nero, dall’alto. Lo scatto aereo mostra lunghe file di fosse appena scavate: sembrano le tessere scure di un domino. Dentro non ci sono soldati, ci sono bambine. Sono le vittime del bombardamento che ha da poco colpito una scuola elementare femminile: 165 morti, la maggior parte di loro ha tra i cinque e i dodici anni. Reuters ha confermato nelle ultime ore che la scuola potrebbe essere stata distrutta durante un raid statunitense contro obiettivi militari nella zona.
La seconda immagine è solo apparentemente più lontana. In verità, è il prologo della storia che stiamo raccontando, di quelle bambine massacrate, del nostro presente insanguinato e incerto.
Teheran, 8 marzo 1979.
La foto d’archivio è in bianco e nero, nitida e potente. Mostra le strade della capitale iraniana piene di donne - un fiume umano di donne a capo scoperto e fiero - che marciano e gridano slogan. Alcune alzano cartelli scritti a mano. Protestano contro l’introduzione del velo obbligatorio annunciata a poche settimane dalla rivoluzione islamica che ha appena cacciato lo scià.
Tra queste due immagini, Minab 2026 e Teheran 1979, corre quasi mezzo secolo di storia iraniana.
Quasi mezzo secolo di rivoluzione diventata regime, di tensioni interne e conflitti regionali, di una crisi mediorientale che negli anni si è alimentata di odio e rancori e compromessi, comprimendosi come una pentola a........
