La lenta caduta del regime dei mullah
L’Iran non è entrato in crisi recentemente: vive da anni in una condizione di crisi strutturale permanente. Le ondate di protesta che si sono susseguite tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 innescate dal collasso del rial, dall’inflazione fuori controllo e dall’ulteriore erosione del potere d’acquisto non rappresentano un’anomalia, ma la prosecuzione di una frattura ormai irreversibile tra Stato e società. Il regime dei mullah continua a leggere il dissenso come una deviazione temporanea; in realtà, esso è diventato una componente stabile e sistemica della politica iraniana.
La Repubblica islamica nasce come potere rivoluzionario e si consolida come regime securitario, fondato su tre pilastri: controllo ideologico, repressione selettiva e redistribuzione assistenziale. Nel 2026, tutti e tre appaiono profondamente logorati. Il controllo ideologico non mobilita più le masse; la repressione, pur rimanendo uno strumento efficace nel breve periodo, produce solo accumulo di risentimento; la redistribuzione è resa impraticabile da sanzioni persistenti, cattiva gestione cronica e da una gerarchia di priorità che continua a privilegiare la proiezione regionale........
