Ucraina, muore la casa sovietica
Kiev cancella dopo oltre quarant’anni il Codice abitativo dell’Urss e archivia le interminabili liste d’attesa. Ma al posto del vecchio dirigismo arrivano affitto sociale, sussidi e nuovi operatori pubblici. Cambia il modello, non ancora la filosofia.
C’è qualcosa di potentemente simbolico nella decisione dell’Ucraina di mandare finalmente in pensione il Codice abitativo del 1983. Infatti, mentre combatte una guerra per difendere la propria indipendenza, Kiev cancella uno dei fossili giuridici lasciati dall’Unione Sovietica: un sistema nel quale lo Stato prometteva una casa e il cittadino poteva trascorrere decenni aspettando che quella promessa diventasse realtà.
La stessa Olena Shuliak, presidente della Commissione parlamentare competente, lo ha ammesso con una formula difficilmente migliorabile: quel sistema era una “imitazione dell’assistenza”. Le persone rimanevano per anni nelle liste d’attesa senza ottenere l’abitazione promessa. È difficile immaginare una rappresentazione più efficace del socialismo applicato alla casa.
La nuova legge ucraina sui principi fondamentali della politica abitativa, approvata il 13 gennaio scorso ed entrata in vigore il 15 febbraio, chiude formalmente quell’epoca. L’alloggio gratuito fornito dallo Stato viene mantenuto soltanto per categorie specifiche, tra le quali militari, soccorritori, poliziotti e orfani. Per gli altri vengono introdotti strumenti differenti: mutui agevolati, leasing finanziario, affitto sociale, edilizia cosiddetta accessibile e formule rent-to-own, che consentono di arrivare progressivamente alla proprietà.
È un passo avanti. Ma soltanto un passo. Perché il problema del socialismo abitativo non era semplicemente la coda davanti........
