Rigenerare la città significa liberarla dal piano
L’ex caserma De Sonnaz di Torino dimostra che il patrimonio rinasce quando proprietà, investimento e libertà d’uso sostituiscono il dirigismo urbanistico.
La rigenerazione urbana viene presentata come l’ultima frontiera dell’urbanistica. Eppure, dietro questo linguaggio rassicurante si nasconde il più antico vizio della pianificazione: la pretesa di decidere dall’alto la vita di un luogo, le sue funzioni, gli investimenti ammissibili e perfino le trasformazioni consentite. La città viene così trattata come un oggetto da amministrare, anziché come il risultato delle scelte di individui, imprese e famiglie. Programmi, fondi, premi volumetrici, obblighi e deroghe diventano gli strumenti con cui il potere pubblico pretende di governare ogni trasformazione urbana. Chi possiede un immobile può intervenire soltanto dopo avere dimostrato che il progetto coincide con le preferenze dell’apparato amministrativo. Non dispone più liberamente del proprio bene: deve ottenere, volta per volta, ciò che dovrebbe spettargli per diritto.
In tale contesto, il recupero dell’ex caserma De Sonnaz di Torino, trasformata nella nuova sede di Reply, offre un esempio di segno opposto. Un complesso militare di oltre ventimila metri quadrati, legato a una funzione ormai esaurita, è stato acquistato da un’impresa, restaurato e adattato a un uso contemporaneo. Il risultato non è un contenitore artificiale pensato per soddisfare qualche parola d’ordine politica, bensì un luogo di lavoro per circa ottocento persone, con laboratori, biblioteche e spazi flessibili.
Il principio decisivo è stato indicato dai progettisti: recuperare senza........
