Quando la morale diventa legge, la libertà scompare
In una società divisa su ciò che è giusto o sbagliato, trasformare le convinzioni morali in norme significa imporre visioni particolari, minare la legittimità del diritto e restringere gli spazi di scelta individuale.
C’è un’illusione che attraversa il dibattito pubblico contemporaneo: l’idea che la legge possa trasformare convinzioni morali controverse in regole condivise. È una pretesa antica, ma oggi più aggressiva che mai. Si ritiene in particolare che, se qualcosa è giudicato “sbagliato” da una parte della società, lo Stato debba intervenire per vietarlo, scoraggiarlo o correggerlo. Il problema è che questa visione ignora un dato fondamentale: le società moderne non condividono un’unica morale.
A mostrare con dati concreti quanto sia fragile questa pretesa è un recente articolo di J.D. Tuccille, pubblicato su Reason. L’autore analizza i risultati di un recente sondaggio del Pew Research Center per dimostrare una tesi precisa: gli americani non sono affatto d’accordo su cosa sia “immorale”, e quindi trasformare quei giudizi in legge significa inevitabilmente imporre la visione di una parte sull’altra. È un punto decisivo, perché smonta alla radice l’idea che esista una base morale condivisa su cui fondare interventi pubblici estesi.
I dati parlano chiaro. Tolta l’infedeltà coniugale – che raccoglie un consenso quasi unanime – su quasi tutti gli altri temi le opinioni sono divise.........
