La piscina non è “di tutti”
La Cassazione chiarisce che l’uso dei beni comuni può essere proporzionato ai millesimi: non è un limite, è la fine dell’abuso mascherato da uguaglianza
Una piscina condominiale piena ogni giorno, occupata da un flusso continuo di ospiti, mentre i proprietari che la finanziano faticano perfino a trovare spazio: è da questa realtà concreta, sempre più diffusa nei contesti urbani e turistici, che nasce la decisione della Corte di Cassazione (sentenza n. 4966 del 5 marzo 2026), che consente di regolare l’uso di piscina e campi da tennis in base ai millesimi.
Il punto, però, va chiarito subito: il problema non sono gli affitti brevi. Questi rappresentano un uso pienamente legittimo della proprietà. Sono infatti la risposta spontanea a una domanda reale, sono mobilità, adattamento degli immobili alle esigenze contemporanee. In altre parole, esprimono il segno di un sistema dinamico. Pensare di limitarli perché aumentano l’intensità d’uso dei servizi comuni significa colpire non un abuso, ma una forma legittima di valorizzazione del bene.
La questione è un’altra, molto più profonda.
Il problema nasce quando si pretende che i beni comuni siano indistinti. Quando si immagina che piscina, campo da tennis o altri spazi possano essere utilizzati da tutti nello stesso modo, senza differenze, limiti, e neppure alcun collegamento con la quota........
