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Il rifiuto della teoria e il trionfo dell’errore

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07.04.2026

Quando l’azione perde il legame con le idee, diventa reazione: e gli errori si ripetono con sempre maggiore sicurezza

C’è una frase che si sente ripetere spesso, soprattutto nei contesti decisionali: “Meno teoria e più pratica”. È diventata una sorta di parola d’ordine, quasi un segno di concretezza. In realtà, è un equivoco profondo. Non solo perché oppone due dimensioni che sono inseparabili, quanto perché finisce per legittimare decisioni prive di comprensione, interventi che si muovono alla cieca, politiche costruite sull’immediatezza e non sulla conoscenza.

Il punto è semplice: non esiste pratica senza teoria. Esiste, semmai, una teoria implicita, spesso confusa o contraddittoria. Ed è proprio questa a produrre gli errori più gravi.

Si tende talvolta a ritenere che l’elaborazione teorica appartenga a un ambito distinto rispetto all’azione concreta, come se riflettere e decidere fossero attività separate. Eppure, chiunque sia chiamato a operare scelte, a orientare strategie, a gestire responsabilità sa bene che ogni decisione implica una valutazione, una previsione, un’interpretazione. Non si tratta di scegliere tra teoria e pratica, ma della qualità delle idee che guidano l’azione. Quando queste sono fragili o implicite, l’azione perde coerenza e diventa esposta a conseguenze non previste.

Ludwig von Mises lo ha chiarito in modo particolare: senza un quadro teorico, i fatti non parlano. Restano una sequenza disordinata di eventi. In Azione umana ha osservato che, senza l’interpretazione teorica, i dati dell’esperienza non sono intelligibili, ma costituiscono soltanto una massa informe di accadimenti. Ciò che spesso viene chiamato “realismo” rischia così di ridursi a una semplice incapacità........

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